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Recensione Alta Fedeltà di Nick Hornby

copertina Alta fedeltà Nick Hornby

Ci sono libri che andrebbero riletti ogni tre/cinque anni. Perchè a vent’anni certe cose non le hai ancora provate, e se le rileggi dieci anni dopo ti ci ritrovi in pieno, nelle ansie, tristezze, guasconerie di questo proprietario di un negozio di dischi e nella sua vita piuttosto incasinata, nella difficoltà di alcuni rapporti e nella forza di altri.

Una galleria di magnifici personaggi con due protagonisti: Rob, il suddetto, ora esilarante ora commuovente, e la musica. Le colonne sonore del negozio, le passioni degli amici, la classifica delle canzoni più adatte ad un evento particolare.

E le cassette.

Perchè leggere un libro ogni cinque anni aiuta anche a rendersi conto che un po’ si sta invecchiando.
Chi non ha passato serate intere fra forward e rewind a cercare il pezzo da registrare, studiando attentamente la composizione della lista, alternando magari un pezzo dolce ad uno più movimentato, lasciando in coda la preferita per chiudere in bellezza? Le cassette registrate, le compilation studiate per notti per mandare un messaggio e dichiarare qualcosa sono state sostituite da CD prima, da liste di mp3 dopo e dal caricamento di una playlist su un Ipod in tempi più recenti.

Oggi mi sono tuffato nel baule delle cose da conservare e ne ho trovate alcune; la prima cassetta di s. (perdonami, ti devo citare!) per me, che ascoltavo solo musica italiana, e così scoprivo True Color e la Morissette. Andavo in giro con un costosissimo walkman, ai tempi, e la copertina è stata consumata più dalla pressione delle pupille che dallo scorrere del tempo. E grazie al cielo, non ho duplicati delle cassette che ho preparato io, che immagino decisamente imbarazzanti…

Ed i cd di A. – conoscevo pochissimo gli U2 -, in anni più recenti, con le copertine studiate graficamente al pc ed id i titoli scritti a manina sostituiti da un bel Garamond bold. CD che hanno pernottato per mesi all’interno dello stereo, con i vicini che ne conoscevano ormai perfettamente la composizione e mi chiedevano se la domenica mattina potevo saltare la traccia 7, che la batteria pestava un po’ troppo…

Probabilmente il miglior Hornby di sempre. Un libro bellissimo, davvero.

La frase:

“Che cosa è venuto prima: la musica o la sofferenza?
Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?
La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c’è la paura che possano sviluppare la cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni – migliaia, letteralmente – che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie”

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