Ma se domani... > Fotografia > Gianni Giansanti e la storia della fotografia

Gianni Giansanti e la storia della fotografia

Questa è la storia di una fotografia (prima) e di un grande fotografo (immediatamente dopo).

Roma, 9 maggio 1978. Un giovane fotografo romano, Gianni Giansanti, rifiuta un invito a pranzo dei colleghi per posizionarsi davanti alla sede DC di Piazza del Gesù: in piena crisi per il rapimento di Aldo Moro, vuole provare a scattare qualche ritratto a colori di Fanfani o Andreotti, da provare a vendere a qualche settimanale.

All’improvviso, il passaggio di alcune pattuglie della polizia a sirene spiegate; Giansanti si catapulta sulla moto, insegue il corteo, e riesce ad entrare in via Caetani, nascondendosi immediatamente in un portone. Da qui, una volta salite le scale e superata la comprensibile titubanza di un inquilino a far accedere un estraneo armato di zoom al proprio balcone, Giansanti scatterà una delle immagini più tragiche e significative del secolo scorso: il baule di una Renault 4 contiene infatti il corpo del Presidente Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse.

 

“Dalla strada mi vede un poliziotto che mi punta la pistola e mi ordina di scendere e consegnargli i rulli. Mi ritiro dalla finestra e seguo la scena dal riflesso sul vetro. Con me ho una sola macchina e tre obiettivi, un 35, un 50 e soprattutto un 200. Sono l’unico ad averlo. Ma a quel punto a cacciarmi è il padrone di casa, spaventato. Esco e salgo sul tetto del palazzo. Dall’alto vedo l’arrivo degli artificieri. Si teme che i brigatisti abbiamo minato la macchina. Mi sporgo, ma è troppo pericoloso. Scendo di corsa e nella confusione assoluta rientro nella casa di prima e il proprietario neanche se ne accorge. Metto il 200 ed è come essere a pochi centimetri dalla scena. Gli artificieri squarciano il portellone, scatto, lo aprono. Tolgo il rullo a colori e lo nascondo negli slip”

Giansanti è l’unico, fra i tre fotografi intervenuti sulla scena, ad aver caricato la reflex con una pellicola a colori. Quello stesso scatto sarà scelto da Time per una copertina, e carrà al fotografo romano un ingaggio nella Gamma, agenzia fotogiornalistica ai vertici in quegli anni.

Fortuna e intuito si incrociano, quindi, nell’inizio di una carriera. In queste situazioni, può diventare difficile mantenere le attese e rimanere ai vertici. Non è stato complicato per Giansanti, prematuramente scomparso nel 2009 dopo trenta anni di fotografie, celebrate al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano fino al prossimo 14 novembre.

E’ una mostra con un titolo bellissimo (“Umanità”), una location meravigliosa (i chiostri del Museo sono finalmente valorizzati) ed una ricchissima selezione di immagini che raccontano davvero la cifra stilistica di Gianni Giansanti: dai famosi scatti “intimi” di Papa Giovanni Paolo II (che gli valsero il premio World Press Photo nel 1988) ai ritratti di grandi personaggi dello sport, fino ad approdare ai reportage in Somalia, India, Tibet.

Ho avuto la fortuna di poter assistere all’inaugurazione, con il chiostro illuminato sotto il cielo scuro scuro di Milano, e mi sono emozionato: per questi scatti, che consiglio a tutti, e per una frase lasciata lì, sul catalogo, a descrivere un fotografo che sapeva vedere, e non – banalmente – guardare.

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi