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Dal mestiere all’opera a Palm Springs 1960, Robert Doisneau in mostra allo Spazio Forma di Milano

E’ possibile amare le buone immagini, avere una passione per il reportage e la fotografia sociale, inseguire i grandi talenti della storia della fotografia su riviste, libri e siti Internet, e ciò nonostante uscire non del tutto soddisfatti da una mostra dedicata interamente a Robert Doisneau?

Si, è possibile:

“Avete in mente quei bei minestroni di una volta con tutti i pezzettoni di verdura che rimanevano sul fuoco della vostra nonna tutto il pomeriggio? Bene, ora prendete delle foto, fatele a coriandoloni e immaginate di versarle nell’ipotetico grande pentolone per fare un minestrone come da ricetta di una volta. Il mestolo ripescherà i pezzettoni-coriandoloni a caso! Senza alcun “più o meno”, ecco a voi la semplice logica con la quale sono state appese le foto di R. Doisneau allo Spazio Forma in occasione della mostra “Dal mestiere all’opera a Palm Springs 1960”.
Agghiacciante notare come non vi fosse alcun percorso in senso (anti) orario ad accompagnare l’esposizione per cerchi concentrici (!!!) offerta da una delle poche gallerie milanesi che propongano i più importanti fotografi dell’ultimo secolo. Nessuna divisione per argomento, location, epoca, o altro. Totalmente in balia di uno scomposto zig-zag nella sala senza neppure una didascalia che illumini i visitatori, i quali solo con grande sforzo riusciranno a trattenere nella memoria qualche immagine in più oltre a quelli già ben noti. Ed è un peccato posto che è stata la prima occasione di vedere in Italia i meravigliosi scatti a colori di ben 50 anni fa che paiono a tratti addirittura dei pastelli!”
V.

 

 

Fortunatamente, infatti, la testa sconsolatamente dondolante si arresta quando si accede alle due piccole sale in cui è racchiuso un reportage di Doisneau commissionato dalla rivista Fortune nel 1960, e scattato interamente a colori. Sono immagini di una potenza espressiva senza pari, meravigliosamente dominate dal blu e dall’azzurro, ed in cui il “fotografo del popolo” si confronta con una società molto differente da quella abitualmente ritratta: caffè e bar parigini sono sostituiti da campi da golf, feste impellicciate, in un racconto che è un vero tutorial di come si debba affrontare, con occhio critico e sempre assolutamente originale, la difficile arte del reportage.

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