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Recensione film Il Solista

Ci sono occasioni in cui, in particolare a dicembre, capita di soffermarsi su una vetrina o un libro e pensare “Speriamo che qualcuno me lo regali a Natale!”. E ci sono i casi esattamenti contrari: come dice V., “Caro Babbo Natale, NON portarmi questo film sotto l’albero (perderebbe tutti gli aghi dalla disperazione!)”

Alf76

Il musicista-solista Jamie Foxx ed il giornalista famoso Robert Downey Jr., due uomini che assecondano le proprie passioni, si incroceranno per caso, ed il sodalizio che formeranno migliorerà le esistenze di entrambi. Ennesima storia vera, ennesimo libro best seller, ennesima noia cinematografica.
È la narrazione dell’incontro e della complicata nascita della improbabile amicizia tra il giornalista Steve Lopez, affermato, impegnato nel sociale, sempre a caccia di storie da raccontare dalle colonne dell’L.A. Times con Nathaniel Ayers Junior, un senzatetto, ex enfant prodige, violoncellista e violinista affetto da schizofrenia, malattia che ha letteralmente mandato a rotoli la sua esistenza.

Un film di successo? Praticamente impossibile!

Due bravi (talvolta eccellenti) attori, che questa volta proprio non convincono con le loro interpretazioni sottotono di ruoli meglio riusciti in un passato più o meno recente. D’altra parte, durante il susseguirsi di immagini già viste e riviste, pare di assistere alla versione sbiadita di copioni migliori. La regia sarà anche talentuosa, ma è troppo giovane per trasporre una vicenda simile su grande schermo.
In una sola pellicola si ha la convivenza forzata di quasi tutti i temi esistenziali della nostra epoca. La ricerca di un riscatto personale aiutando gli altri; le difficoltà di vedere e poi rapportarsi con gli emarginati; la sofferenza derivante dall’impotenza, nonostante le migliori intenzioni, difronte alla quotidiana involuzione dell’uomo oramai troppo abituato a vivere per strada; la tolleranza e la solidarietà con gli altri come strumento di arricchimento, infatti sviluppare una amicizia incondizionata, anche se non totalmente compresa dall’altro, può solo comportare una esistenza migliore; l’importanza della famiglia, dell’essere umano e della sua dignità. E ancora, la malattia e come questa possa determinare la vita delle persone; le passioni e di come siano talvolta l’unica leva per superare tutte le avversità e infine Lei e la sua forza, la musica… quella classica, dimenticata da molti, oramai presente nelle nostre vite quasi solo a nostra insaputa.

Temo che qualcuno dubitasse che lo spettatore non si ponesse le domande giuste, quindi per sicurezza lo imbocca, lo induce a riflettere sul perché non si dia mai una seconda chance agli emarginati; sul perché ci laviamo la coscienza con delle anonime donazioni a fine anno e non spendiamo del tempo libero a contatto con chi non ha più nulla; e sul perché non cerchiamo di comprendere e rendere migliore la loro condizione, cosa che migliorerebbe pure la nostra. E poi??? Si potrebbe continuare, ma siam già esausti…

Tutto questo “ben di  Dio” non può venir racchiuso nella medesima pellicola e poi offerto ad un palato come quello europeo con tanta leggerezza. Il rischio di una indigestione è decisamente alto ed infatti, nonostante tutte le migliori intenzioni ed una adolescenziale simpatia per Robert Downey Jr., questo film non si può vedere!

Soporifero, noioso, debole, stucchevole, grondante buonismo. Consigliato esclusivamente ai forzati delle pellicole traboccanti mille valori magari anche un po’ strappalacrime.

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