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Storia di una fotografia: Arnold Genthe e il terremoto di San Francisco del 1906

Ore 5 della mattina del 18 aprile 1906. La Faglia di San’Andrea decide di farsi un giretto e muove la terra, la scossa viene avvertita da Los Angeles al Nevada e rade al suolo San Francisco: su un totale di circa 400.000 abitanti, circa 275.000 rimangono senza un alloggio.

In realtà, come testimonieranno le inchieste successivi la maggior parte dei danni viene causata dagli incendi che si propagano in tutta la città, e che i 600 pompieri (cifra approssimata per eccesso) impiegati all’epoca non poterono in alcun modo contrastare.

Alcune ore dopo il sisma, tra le macerie della città si aggira – insieme ai sopravvissuti – Arnold Genthe, fotografo cittadino che si era dedicato negli anni precedenti ad un reportage sulla vita degli abitanti di Chinatown nel centro californiano. Genthe posiziona l’attrezzatura, estrae le lastre, e scatta una immagine che ha forza comunicativa impressionante, in particolare se consideriamo che risale ai primi anni dello scorso secolo:

Sullo sfondo, si intravedono le macerie degli edifici fra i fumi degli incendi che stanno devastando la città; macerie che sono presenti anche in primo piano, dove il nostro sguardo viene catturato da particolari apparentemente incredibili: sulla destra, cittadini seduti su tre file di sedie (che, ricorda il fotografo, venivano spostate verso l’alto mano a mano che gli incendi aggredivano un isolato). Sulla sinistra, un gruppo di persone in abiti forse più adatti ad un evento mondano.

A dimostrare che si tratta di una foto pervasa da perfezione stilistica e compositiva contribuisce un curioso episodio raccontato dallo stesso Genthe: “In seguito, molte persone che la videro in una mostra mi chiesero se si trattasse di una foto di scena tratta da un film di Cecil De Mille. Risposi invariabilmente che il vero registra di quella scena era Dio”

Nelle intenzioni di Genthe, lo stato di calma e l’assenza di panico dimostrato dai cittadini nello scatto voleva ritrarre anche la forza morale della popolazione di San Francisco. A questo proposito, lo stesso Genthe racconta che qualche settimana prima del terremoto il ristorante più famoso della città (Coppa’s) era stato chiuso perchè il proprietario (tale Mattias) aveva deciso di concedersi una lunga vacanza in Europa. Lo annunciava un cartello posto sull’ingresso del locale: “Gone to Spain. Will be back in six months”. Raggiunto dalla notizia del disastro, Mattias decise di fare immediatamente ritorno in città. E come prima cosa, posizionò sulle macerie del ristorante un nuovo cartello: “Gone to Hell. Will be back in three months”.

Tre mesi dopo, Coppa’s riapriva i battenti, primo edificio completamente ricostruito nel quartiere.

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