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Recensione romanzo Solar di Ian McEwan

By | 2016-02-29T23:57:27+00:00 gennaio 12, 2011|Lettura, Libri, Recensioni|
 

Non è raro che nei romanzi di McEwan ci si trovi di fronte a due protagonisti: tanto fisico e reale il primo, tanto eterea e immateriale la seconda. “Solar” non fa eccezione.

Il protagonista della vicenda è antipatico come una foglia di cactus su una panchina, capace di far pesare il Premio Nobel attribuitogli in gioventù per ottenere incarichi importanti nonostante una certa… ehm… rilassatezza lavorativa. Un uomo decisamente inaffidabile, nell’esercizio della sua professionalità e nella vita privata, a cui stenteresti ad affidare il gatto prima di partire per le vacanze. Non è un soriano che gli viene affidato, in effetti, ma il Centro Nazionale per lo Sviluppo di Energie Sostenibili, che coordina con l’equilibrismo di chi non ci crede poi molto, e di chi teme che i più giovani possano avere successo.

L’evolversi della trama, che alterna colpi di scena narrativi e momenti di comicità quasi grossolana (memorabile la scena del pene ghiacciato al Polo), ci offre l’occasione per introdurre la protagonista immateriale: l’ironia.

McEwan utilizza un artificio, quello della leggerezza artificiale e di un sottile umorismo, per introdurre temi a lui cari che di lieve hanno davvero poco: tralasciando il più evidente (lo sfondo scientifico è, come nel caso neurochirurgico di “Sabato”, davvero credibile), l’autore sembra volerci evidenziare una storia fatta da individui in contrapposizione, in cui situazioni di conflittualità esplodono nei momenti più inaspettati: spassosa – ma con il sorriso amaro di chi sa che è così – ed esplicativa in questo senso la progressiva scomparsa di indumenti per le escursioni polari, fra scienziati di fama e personaggi più o meno famosi pronti a tutto pur di accaparrarsi un sottocasco.

In estrema sintesi, una lettura che non mi è dispiaciuta e che consiglio, per qualche sera (e qualche trasbordo sui tram) con un romanzo acuto ma mai eccessivamente barocco.

P.S. Dopo averli bacchettati per la pubblicazione di “Tre”, posso fare i complimenti ai tipi di Einaudi per copertina ed edizione, che ho trovato magnifiche?

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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