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Recensione film: “Hereafter”

 

(Attenzione: spoilerini qua e la)

È la seconda volta in una settimana che mi ritrovo a pensare, ragionare e riflettere sulla riuscita di un film. Decisamente la prima esperienza di Clint Eastwood con l’Aldilà, non lascia indifferente lo spettatore: nonostante mi sia concessa solo l’intervista telefonica che il regista ha accordato ad una emittente radiofonica, ho appreso chiaramente che l’intellighenzia sia spaccata in due. Ammetto che la mia simpatia per l’uomo rimanga immutata, nonostante ahimè sia ferma la sensazione che egli si voglia ribellare all’età anagrafica che ogni anno inesorabilmente aggiunge un +1. Dato che il Signore mi è parso ancora molto lucido, direi che probabilmente (concedetemelo) gli stiano girando i cosiddetti posto che il corrente sarà il suo ottantunesimo anno di permanenza nella nostra dimensione. Forse, proprio per tale motivo, oramai egli accetta ogni sorta di sfida sino alla più temeraria, che in questo caso è stata di trasporre su pellicola una porcheria di sceneggiatura riuscendo a renderla pure godibile.

Avete capito bene, se mi si presentasse l’occasione, prenderei a martellate le ditina del “creativo” che ha scritto una tale sciocchezza. E allora per quale ragione salvo la regia? Semplice, perché ha dimostrato che quando si sa fare il proprio mestiere, che evidentemente non è solo girare e montare una serie di fotogrammi fedeli ad uno scritto, si può comunque confezionare un film che funzioni.
Come? Il regista ha imposto un apolitico e aconfessionale taglio drammatico, una pacata e molto francese fotografia – che mi ha regalato lo tzunami meglio riuscito degli ultimi anni, nonostante non vi fosse la minima intenzione di focalizzare su effetti speciali – e soprattutto ha atteso che gli attori giusti (in grado di recitare!) si rendessero disponibili per dar vita alla sua prima opera sul “ciò che c’è dopo”. E l’opinione pubblica, con la sua sovrabbondanza di opinioni e dibattiti, non fa che confermare che Eastwood abbia vinto l’ennesima sfida.

Tre luoghi rappresentativi di tre distinte realtà, tre differenti contatti con la morte e le tre reazioni ad essa del genere umano: protagonisti infatti sono un uomo, una donna ed un bambino. Nulla lasciato al caso e nessuna lezione di morale. Ed è così che la pellicola ha ottenuto sorprendentemente il plauso de L’Osservatore Romano, ah!
Parigi, Londra e San Francisco, le tre città simbolo dell’avanguardia, in cui vivono i sopravvissuti alla morte. Ognuno con la propria unica esperienza, ognuno drammaticamente solo mentre va avanti, ognuno che deve scegliere se e come dimenticare. La anchorwoman di successo intrappolata dai ricordi dell’esperienza vissuta, il giovane che non riesce a toccare le persone senza provare delle sensazioni che sembrano più una croce che non un dono ed il bambino che non dovrebbe ma assiste alla perdita della propria “metà”.

Nulla da eccepire sulla credibilità delle vicende e sul loro ancoraggio alla realtà (decisamente controcorrente e apprezzabile basarsi solo sui fatti acclarati per suggerire la possibilità che vi sia un al-di-là), molti invece i dubbi sulla virata finale: perché farli incontrare, perché in quel modo e perché quella irritante vena dolce, melensa, speranzosa? Che per Mr. Eastwood fosse personale rituale scaramantico, può ottenere tutta la nostra comprensione, ma non può essere giustificazione sufficiente e soprattutto coerente con l’elegante taglio signorile dato alla presentazione dell’argomento. Peccato si sia perso via (!) il risultato è un film si drammatico ma in cui si percepisce tutta la lunghezza della seconda ora.

Siete avvisati… quindi poi non venite a dirmi che il film vi ha stremati 😉

EDIT: l’intervista al regista durante Hollywoodparty è disponibile in podcast qui

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Comment(1)

  • Dicevano di noi...
    01/13/2011 at 23:45

    # 1
    ….come dire: “uomo avvisato mezzo salvato” ? d’accordo sono pronto alla visione! Ottimo scritto. Grazie V.
    Di cineamatore (inviato il 13/01/2011 @ 23:45:24)

    # 2
    io credo che sia un film che va visto se si vogliono provare certe emozioni.Che non hanno nulla a che fare con la religione. Sono sensazioni date proprio dalle vite e da quello che provano i personaggi.Clint riesce a farlo provare anche a noi. E vi sembra cosa da poco?http://massimobianconi.tumblr.com/post/2729070178/hereafter-laldila-dallo-schermo-che-non-e-per-tutti
    Di massimo bianconi (inviato il 14/01/2011 @ 10:09:43)

    # 3
    Caro Massimo,è proprio così! Eastwood è stato bravo anzi bravissimo dato lo script che gli è stato affidato ;)Torna presto
    Di V. (inviato il 14/01/2011 @ 23:47:02)

    # 4
    Cineamatore, grazie del supporto e… attenderò trepidante tuo feedback! 🙂
    Di V. (inviato il 14/01/2011 @ 23:49:24)

    # 5
    Uno dei film piu’ brutti che abbia mai visto, lento, noioso e soporifero
    Di Mauro (inviato il 23/01/2011 @ 12:45:44)

    # 6
    a me invece il film è piaciuto e non l’ho trovato per niente soporifero. mi è piaciuta la regia asciutta e niente affatto retorica, se non un pochino nel finale. del resto la sceneggiatura era debole e traballante e ne sarebbe potuto venir fuori veramente un polpettone di dimensioni cosmiche!
    Di theda (inviato il 23/01/2011 @ 14:39:01)

    # 7
    E’ ben strano che si parli di un giudizio dell’Osservatore Romano sul film il 13 gennaio quando la pagina dedicata a Hereafter, con tre articoli, è uscita solo in data 26 gennaio, cioè oggi.
    Di Gaetano (inviato il 26/01/2011 @ 11:46:34)

    # 8
    Gaetano grazie della puntualizzazione, l’informazione è stata ricevuta ascoltando una intervista al regista che, complice il rumore del traffico cittadino ed il fatto che l’intervistatore abbia detto “hanno scritto”, ho attribuito alla carta stampata. Per fortuna esiste il podcast (che al minuto 14 cita Radio Vaticana), lo linko a fine post. Grazie mille.
    Di V. (inviato il 26/01/2011 @ 23:26:23)

    # 9
    …caro Gaetano purtroppo non hai tenuto in considerazione il fatto che V. possa essere stata “in missione per conto di Dio” (..Blues Brother eh,eh!)quindi,… un po’ di leggerezza, please
    Di A. (inviato il 27/01/2011 @ 22:24:43)

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