Ma se domani... > Cinema > Recensioni > Recensione film: The Horde (La Horde)

Recensione film: The Horde (La Horde)

(Ci sono post che sembrano una composizione di musica classica: precisi e cadenzati.
E poi ci sono post come quello che state per leggere, in cui pare di sentire intrecciarsi un pianoforte e una tromba, in un ineguagliabile duetto jazz: V. e A. si inseguono, si spalleggiano, si allacciano in una jam session che ho l’onore di pubblicare.
Alf76)

Mamma mia quanto sono bravi i Francesi, talvolta mi fan quasi paura ;). È  bastato uno sguardo di intesa e dalla bocca di A. è uscito un “Non mi stancherò mai di ripeterlo, gli europei sono bravi a cimentarsi nei generi tipicamente americani di cinema.” Esatto!
L’attesa era molta, perché la stampa d’oltralpe aveva tessuto le lodi di questo film; per la presentazione e soprattutto l’accoglienza ricevuta al Festival di Venezia: applausi e risa in quantità (da non credere!); e perché non è semplice entrare nel territorio di George Romero e dei suoi figli d’arte ed uscirne vivi (questa è un’opera prima!!!).

Fatto sta che… si si, zombie-movie in salsa splatter con cadaveri in abbondanza, una vera orda di non-morti, sangue a fiotti, senza disdegnare un po’ di sana action (per la salvezza dei personaggi) e quindi raffiche di bossoli, un campionario completo di armi d’assalto (che peraltro si riveleranno ben poco utili), combattimenti a mani nude, scariche di adrenalina in quantità, ma il tutto con tanta intelligenza e voglia di intrattenerci col sorriso senza mai strafare. Come dice A., i francesi esplorano l’universo degli zombie, ovviamente a loro modo: privilegiano la pura spettacolarizzazione, il gore e l’esagerazione senza allontanarsi dai cliché. Tralasciano un pochino l’aspetto horror per creare legami forti tra questi nuovi zombie ed il mondo attuale: siamo testimoni di crudeltà, mancanza di scrupoli, perversioni ed anarchiche vendette personali (straordinario quando la donna del gruppo, per giustificare il proprio egoismo, si trincera dietro la gravidanza o il punto in cui alcuni personaggi ridicolizzano una donna-zombie). Si profilano le caratteristiche tipiche della nostra società, in particolare degli strati sociali più bassi, soprattutto del popolo delle periferie cittadine.

Guarda caso, la location in cui si sviluppa la nostra storia è proprio una landa desolata e desolante, una balieu. Una vendetta porterà infatti un gruppo di poliziotti “buoni” in periferia, all’interno di un palazzone fatiscente a caccia dello spacciatore che ha ucciso un collega. Ambientazione decadente, clima apocalittico (lampi nel cielo, aria strana quasi elettrica, orizzonte dai tratti irreali), strane urla e in un batter d’occhio gli iniziali nemici divengono spalle necessarie per la sopravvivenza durante un estenuante sali/scendi di 15 piani in cui tutti prima o poi indossano i panni dei “cattivi”. Caratteristica di questo film è proprio il mostrarci come il bene d il male si passino il testimone spesso, anzi, direi più volte durante la medesima partita. Capita sempre più frequentemente che sia difficile riuscire a distinguere coloro che dovrebbero rappresentare “gli eroi” dai “mostri”. L’unica differenza è che gli zombie non hanno organizzazione e si muovono come animali (diversità però tutta da appurare…). Il forte impatto visivo e sonoro (quest’ultimo caratterizzato da una colonna sonora quasi assente ed asettica) non danno mai tregua, la pellicola vuole divertire ma anche colpire dritto allo stomaco senza pietà; la tensione viene sacrificata a favore di una violenza potente e gratuita.

Il bello sta proprio qui, potete scegliere: staccare la spina e per due ore godervi una ben ritmata pellicola action in salsa horror-zombie, degna dei migliori videogiochi (ogni piano durante la discesa verso l’uscita, presenta un livello di difficoltà maggiore rispetto al precedente) fino all’apoteosi del -1; oppure potete spegnere la televisione e pensare, meditare, confrontarvi. A. appare convinto che l’opera proceda sincera, diretta e veloce fino al un finale che parrebbe dirci, che ormai siamo dannati e lo abbiamo voluto noi; abbiamo perso ogni senso di comunità, di socialità e di pietà l’uno per l’altra.

È proprio così? Non abbiamo più speranze?
Che sia una metafora dei gironi danteschi?

Udite, udite oh voi non amanti del genere! Ecco una nota della Scienziata:
“Carica dell’entusiasmo collettivo per la scelta del film, ero ben predisposta alla visione di un genere cinematografico che di solito non è tra i miei preferiti. Nonostante ciò, la pellicola è stata una delusione: decisamente noiosa. Dopo la curiosità iniziale (primi venti minuti), in cui i personaggi tentano di capire come uscire dal palazzo, sono rimasta ad aspettare che succedesse qualcosa di diverso. La fiducia si stava risollevando quando vedo riproporre una scena già famosa in altro film, “Resident Evil”, ma… tale  fiducia non è  mai stata ripagata : - (

Related posts

Comment(1)

  • Dicevano di noi...
    02/01/2011 at 00:49

    # 1
    Attenti a questi due! Ci sanno fare e dire. V. ormai ha preso il volo e A….ha i motori accesi.
    Di Max (inviato il 01/02/2011 @ 00:49:40)

    # 2
    GRAZIE 100000000!!!! del bel complimentoda parte di A.
    Di A. (inviato il 01/02/2011 @ 13:35:17)

    # 3
    grandiosi!!condivido il parere di max a pieno!!sapente anche persuadere chi inizialmete ha un’opinione diversa dalla vostra, complimneti!!
    Di Anonimo (inviato il 02/02/2011 @ 00:17:16)

    # 4
    Ok è ufficiale, ce l’avete fatta: son rubiconda. grazie 🙂
    Di V. (inviato il 02/02/2011 @ 15:16:21)

Comments are closed.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi