///Recensione film: “Nessuno mi può giudicare”

Recensione film: “Nessuno mi può giudicare”

By | 2011-08-22T16:53:59+00:00 marzo 23, 2011|Cinema, Recensioni Film|

 

 

Le domeniche pomeriggio son spesso dedicate alla famiglia e il cinemino pomeridiano è un classico dei giorni freddi e piovosi. La commedia, meglio ancora se nazionalpopolare, poi è un vero plus. Troppo ghiotta quindi la proposta di vedere la prodezza di un regista nostrano, corredato da domenicale contesto, per lasciarmela sfuggire, soprattutto quest’anno che pare sia in lizza per la coroncina di “reginetta della commedia”! Certo, scoprire che ho assistito all’opera di esordio alla regia dello sceneggiatore di “Femmine contro Maschi” e di “Ex” (solo per citarne un paio), mi fa comprendere perché camminare sui ceci sarebbe stata una passeggiata ben più rilassante degli interminabili 95 minuti che ho trascorso in sala, ma oramai la frittata è fatta e le righe a seguire saranno ahinoi una (bonaria) stroncatura : - )

Partendo dal presupposto che la commedia di livello zero sia quella dei cinepanettoni e che il tredunion con il concetto di cinematografia sia “Femmine contro Maschi”, collocherei quest’opera al secondo piano del nostro ipotetico palazzo, ossia tendente al medio ma ancora troppo in basso per poter competere con un film come “Immaturi” (quarto piano) mentre, continuando la salita, incontreremmo registi come Ozpetek per poi arrivare all’attico, residenza dei padri della commedia.

Questa è la stereotipata cartolina di un ben preciso luogo del Bel Paese (e onestamente mi piacerebbe sentire cosa ne pensano i veri residenti), piena di cliché, con attori che non mi avevano convinta in passato e neppure qui riescono a brillare. Paola Cortellesi sceglie come primo ruolo da protagonista di interpretare Alice, vedova di un “re della tavoletta” che le lascia in eredità una gran quantità di debiti ed il rischio della galera. Per scongiurare il conseguente affidamento del figlio e soddisfare i creditori, la nostra Alice non si fermerà di fronte a nulla (o quasi). Banalotto è l’incipit così come lo sviluppo della storia in cui la presenza di Rocco Papaleo e Raoul Bova invece di innalzare la qualità della recitazione e, più in generale, del prodotto, hanno dato il colpo di grazia: tutto è talmente dozzinale da guadagnarsi l’anonimato. Si perché la nostra memoria è popolata da così tante macchiette borgatare che queste ci appaiono come ennesime copie nate già sbiadite e che al massimo fanno abbozzare un sorriso.

 

In aiuto dei personaggi, che potremmo definire dallo spessore neppure 2D, a poco serve l’aggancio soft e molto chiaro con le attuali notizie di cronaca che coinvolgono personaggi pubblici e, più in generale, il tentativo di prendere spunto da una risata per farci riflettere. C’è troppa carne al fuoco: quello che abbiamo oggi non è detto che lo possiederemo domani; una madre per un figlio si getterebbe anche nelle fiamme; prima di giudicare bisogna tener sempre presente che le cose assumono toni differenti a seconda delle angolazioni da cui le si guardano; l’agio spesso ci fa perdere il contatto con le cose semplici ed i rapporti genuini; la felicità è sempre dietro l’angolo e prescinde da miseria, scolarizzazione e nazionalità; è faticoso scrollarsi di dosso i luoghi comuni; per amore si deve perdonare, bla … bla… bla… questo film non ce la fa!  È troppo per una regia tanto acerba e per degli attori di un, seppur ottimo, cabaret.
Senza infamia e senza lode, piatto, decisamente non volgare, vano tentativo di fare cinema di spessore. Insomma non fa male a nessuno ma… i “non” mi paiono un po’ troppi!

Ennio Flaiano amava ricordare che “Il cinema è l’unica forma d’arte nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile.”, ed è Vissia ad accompagnarci con passione e sensibilità nelle mille sfaccettature di un’arte in movimento. Ma non solo. Una guida tout court, competente e preparata, amante della bellezza, che scrive con il cuore e trasforma le emozioni in parole. Dal cinema alla pittura, con un occhio vigile per il teatro e la letteratura, V. ci costringe, piacevolmente, a correre per ammirare un’ottima pellicola o una mostra imperdibile, uno spettacolo brillante o un buon libro. Lasciarsi trasportare nelle sue recensioni è davvero facile, perdersi una proiezione da lei consigliata dovrebbe essere proibito dal codice penale. Se qualcuno le chiede: ma tu da che parte stai? La sua risposta è una sola: “io sto con Spok, adoro l’Enterprise e sono fan di Star Trek”

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