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Storia di una fotografia: Sguardo obliquo di Robert Doisneau

E’ qualche giorno che mi interrogo sulla fotografia da scegliere per questa settimana dominata da temi calienti. Sarebbe stato un po’ più facile scegliere una bella paparazzata (guidava la classifica il tuffo di Gianni Agnelli nudo nel 1978), e ancor più semplice dedicarsi ad una modella celebre o ad uno scatto di un celebratissimo fotografo di moda.

Ieri sera, mentre scorrevo pigramente ma con soddisfazione un paio di libri di storia della fotografia, sono incappato in un meraviglioso bianco e nero di Robert Doisneau che mi ha fatto sobbalzare: c’erano un pizzico di erotismo nell’immagine (invero lievemente volgaruccia) proposta sulla sinistra, e quello sguardo ironico complessivo così tipico del grande fotografo francese.

L’immagine fu scattata per un servizio sulla Parigi del dopoguerra commissionato dalla rivista Life nel 1948, e riprende dall’interno la vetrina di una galleria d’arte; è evidente che Doisneau ebbe tutto il tempo per calibrare attentamente l’inquadratura (direi la “cornice”) dell’immagine, senza naturalmente potersi aspettare quali sarebbero stati i soggetti ritratti. Lo testimoniano gli altri scatti della stessa serie, splendido concentrato di curiosità, scandalo, perplessità dipinti sui volti degli avventori:

Ma è nella prima immagine proposta, nello sguardo furtivo del marito ed in quello volutamente distolto della moglie, che troviamo un dinamismo diverso, un incrocio di storie di cui – in quanto unici spettatori in grado di decriptare complessivamente il racconto – diventiamo veri protagonisti. Bellissimo.

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