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Francesco Guccini in concerto

Pronti partenza via…
Questo è il primo post dopo il lancio ufficiale di MSD, il nostro “’Inizio” della nuova avventura!
Mi sembra doveroso decidere univocamente ( ) di pubblicare quello che è stato l’ultimo scritto su alfonso76, perché lo dobbiamo al sito che ci ha accolti e fatto crescere, ma soprattutto perché è opera della persona  senza la cui fantasia, esperienza, volontà e sopportazione questo portale oggi non credo esisterebbe. Il caso ha inoltre voluto che la recensione riguardasse non un libro qualunque bensì di Guccini, cantautore che ha contribuito alla formazione dell’Alfonso che tutti apprezziamo (quindi forse un po’ lo dobbiamo pure a lui).

GRAZIE Alf!
V.

 

Ho detto spesso, a volte esagerando un po’, di aver studiato l’italiano con Guccini. Lo riaffermo con un esempio che mi ha fulminato qualche giorno fa: stavo chiacchierando del monolocale di un amico e l’ho definito sorridendo sua “alcova”.
Mi son rivisto quattordicenne mentre canticchiavo “Quello che non”, e correvo nello studio di Oscar a caccia dello Zingarelli: non riuscivo ad afferrare il significato di “Conosci l’odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte / e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose / e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?”.

Quando scrivo, che si tratti di un post per il blog o di un racconto destinato a restare ben confinato nel mio hard disk, avverto ancora questa influenza. Facile dunque immaginare che gli scaffali della libreria siano ricolmi di libri su e di Francesco Guccini.

Per lo stesso motivo, approccio con un po’ di resistenza le nuove uscite: nel recente passato, mi son trovato davanti “novità” editoriali che ricalcavano drammaticamente un testo precedente, raccontandone stessi episodi e aggiungendo davvero pochino.

Finalmente! “Francesco Guccini in concerto”, edito da Giunti e scritto da Claudio Sassi e Odoardo Semellini, si distingue nettamente e regala senza dubbio qualcosa di più.

In prima battuta, davvero felice l’idea di dedicare un volume al Guccini più autentico: quello “live”, che mantiene la sua dimensione in ogni occasione, dalla canzone intonata in Osteria davanti ad amici avventori alla piazza stracolma di gente in un epocale vento bolognese. Per chi ha sempre considerato la capacità di intrattenitore di Guccini almeno pari a quella di poeta della parola, beh, c’è davvero di che godere: per la prima volta, vengono “sbobinati” e riproposti  gli interventi parlati ai concerti, ed è notevole come anche in questa forma si sprigioni quella invidiabile capacità di totale contatto con la folla.

Non mancano racconti di episodi curiosi e totalmente in linea con il personaggio: dalle adolescenziali canzonette su amori tramontati (il tempo galantuomo ne ha impedito la conservazione), alla reazione a qualche tentativo di contestazione “stile Processo-a-De-Gregori” a cui il Nostro seppe sottrarsi con ironia, seppellendo con le risate del pubblico gli improvvisati pubblici magisteri proletari. Con il rimpianto per i tentativi di rendere più stretta la collaborazione con i Nomadi ed un paventato concerto con Fabrizio De Andrè, entrambi tramontati per volere di discografici poco accorti.

Arricchiscono il volume una serie di interviste a protagonisti della scena musicale italiana che hanno accompagnato Guccini nel suo percorso musicale: prendono la parola Flaco, Tavolazzi, Marangolo, Vince Tempera e molti altri, con una Caterina Caselli che ricorda apparizioni televisive in una RAI ancora in grado di sperimentare ed in cui Gaber volle ospitare due giovanissimi: Franco Battiato e Francesco Guccini, appunto.

In estrema sintesi: un volume impossibile da ignorare per i gucciniani doc, ed un libro che stimolerà la curiosità di chiunque abbia a cuore la musica italiana di qualità.

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Comment(1)

  • A.
    05/30/2011 at 21:46

    non si può aggiungere niente al la bellissima intro di V. se non un GRANDISSIMO E SENTITO GRAZIE ANCHE DA PARTE MIA. GRAZIE ALF.

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