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Fashion In Paper alla Triennale di Milano (25 maggio – 5 giugno)

“Mentre sfollano beviamo un caffè”, quante volte avete pronunciato questa frase? Una fila troppo lunga alla biglietteria di un museo è il modo migliore per garantire una serena vecchiaia ai gerenti del bar più vicino. E se a metà del tragitto vi è l’ingresso ad una mostra lampo, è probabile che essa beneficerà di visitatori inaspettati.

Questo è stato il mio caso, anche se la compagnia maschile mi ha fatto tentennare ben più degli altri presenti. Con sopracciglio inarcatissimo, dicendo “giusto una sbirciatina con un occhio sempre alla cassa” abbiamo varcato la soglia della galleria Aulenti in Triennale e… eccoci nel Paese delle Mervaviglie!

Accolti da manichini vestiti più che a festa da vero gran galà, abbiamo subito iniziato a fare a gara per scoprire quali materiali fossero stati utilizzati e per ricollegare ad eventi seriosissimi tali insoliti e bizzarri abiti da sera. Rapiti ed increduli per il sontuoso effetto che dei “metri in carta dell’Ikea” o che i cartellini dei maglioni in lana potessero creare, quando abilmente ritagliati e cuciti, subito abbiamo minimizzato con un “si certo, ma sono immettibili!”. Appunto… il tempo di girare l’angolo e le pareti della sala principale ci hanno prontamente smentiti: i quattro lati erano letteralmente tappezzati di gigantografie che ritraevano persone in movimento che indossavano queste insolite creazioni, ah! Abbiamo passeggiato tra vere e proprie mise curate sino ai minimi dettagli (dalla parure di gioielli, alla pochette, al cappello) realizzate con materiali di riciclo davvero insoliti. La maggior difficoltà è stata quindi quella di frenare l’impulso di toccare queste meraviglie.

Che bella sorpresa! Mi sono divertita, la mia fantasia è stata stimolata e la sindrome di Peter Pan soddisfatta. Ho riso, giocato, viaggiato nella valle dei ricordi e mi son riaffiorate le immagini di quando da bambina facevo gli origami, i cui risultati avrei voluto fossero esattamente quanto ho visto esposto ma, ovviamente, non hanno mai raggiunto tanta perfezione e resistenza. Sono uscita di buon umore ed ho realizzato quanto infrequenti siano le occasioni stimolanti per organizzatori, partecipanti e fruitori. E’ stato  uno dei rari casi in cui si ha di fronte una esposizione adatta a tutti, senza distinzioni di genere.

E c’è di più: questa  mostra defilata, di cui molti non avevano conoscenza, durata davvero un soffio, fa parte di un gran bel progetto che coinvolge enti pubblici, accademie di belle arti ed altre scuole superiori, musei italiani e non, proseguirà (all’insaputa dei più) sino all’EXPO 2015. Vale per una volta la pena quindi invitarvi a leggere i dettagli presenti nella cartella stampa ed a visitare il sito di Fashion In, così da essere pronti il prossimo anno. Personalmente, infatti, sono rimasta male quando ho scoperto che Palazzo Isimbardi nel 2010 aveva ospitato la prima sfilata e son già curiosa di scoprire come sarà quella del 2012.

Ai fortunati visitatori della esibizione 2011 ricordo di votare qui la creazione che ha più colpito. Questi giovani si giocano la possibilità mettersi alla prova nel mondo del lavoro intraprendendo una esperienza formativa in una primaria azienda, quindi forza…  🙂

 

 

 

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