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Di Spoon River e fotografia

Ogni tanto rileggo l’Antologia di Spoon River. Si, lo so cosa stai pensando: “Devo aver sbagliato a cliccare, io volevo leggere un post sulla fotografia”. Un attimo di pazienza.

Dunque, oggi mi son steso sul divano in compagnia di Edgar Lee Master. Finisce sempre così: son convinto di conoscere bene questa straordinaria raccolta di poesie, ed ogni volta resto fulminato da un’immagine nuova, da un dettaglio in più, da una sfumatura non colta.

E questa sera è toccato a “Penniwit l’artista”:

Persi la clientela a Spoon River
perché cercavo di infondere la mia intelligenza alla macchina fotografica
per catturare l’anima del soggetto.
La migliore fotografia che abbia mai fatto
fu quella del giudice Somers, avvocato.
Si sedette impettito e mi fece aspettare
finché non ebbe raddrizzato l’occhio guercio.
Poi quando fu pronto disse “avanti”.
E io gridai “obiezione respinta”, e l’occhio gli si rivoltò in su.
E lo colsi proprio con l’espressione che aveva
quando diceva “mi oppongo”.

Oltre ad essere una meravigliosa sintesi dell’arte del ritrattista, ossia la capacità di eternare carattere e personalità di un soggetto in un istante, il racconto di Penniwit mi ha immediatamente riportato alla memoria una serie di close-up scattati a molte celebrità che mi avevano colpito qualche tempo fa. Una rapida ricerca (rapida un tubo, sono impazzito fra riviste di fotografia impolverate e chiavi di ricerca improbabili su Google…) ed eccole spuntare fuori.

L’autore è Martin Schoeller, fotografo tedesco cresciuto alla scuola americana di Annie Leibovitz, di cui è stato assistente. Schoeller è noto proprio per i suoi primi piani di personaggi famosi che non concedono nulla al glamour: senza orpelli o difese, senza l’attenta perfezione del trucco e del parrucco, i volti dei personaggi ritratti sembrano davvero raccontare una storia, a dimostrazione di come a volte essere impietosi sia davvero una strada creativa da percorrere.

martin schoeller

martin schoeller

martin schoeller

E dopo esservi goduti questi volti, del tutto privi del confortante alone della celebrità e dunque irrimediabilmente veri, ditemi un po’: la poesia di “Penniwit l’artista” non vi appare perfetta?

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