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Recensione film Per sfortuna che ci sei

PER SFORTUNA CHE CI SEI, traduzione creativa del titolo forse troppo eloquente (“La chance de ma vie”) dell’ultima commedia francese arrivata nelle sale: gradevole, gentile ma senza né arte né parte, il cui errore infatti parrebbe essere il non esporsi. Assistiamo ad un’opera che si lascia vedere, che scorre ma non decolla, che non ci tocca e ci fa ridere solo in un paio di occasioni che (guarda un po’) coincidono coi fotogrammi cardine del trailer, insomma questo è uno di quei film che, nel bene e nel male, non ricorderemo alla fine di questa estate e che ci viene proposto a luglio perché verrebbe altrimenti schiacciato, per non dire annientato, durante i “caldi” mesi invernali.

Idea di base brillante, è la storia di una persona talmente abile nel rinsaldare le coppie in crisi da averne fatta una professione, dal cui successo pare però discendere una iella nera nella sfera privata. Ed è così che Julien, il nostro protagonista, dopo l’ennesima catastrofe sentimentale si ritirerà dalla società per salvare sé e soprattutto le malcapitate di cui si innamora. Questa è la sua vita, che parrebbe senza rimedio sino alla seconda parte della pellicola quando, in modo piuttosto maldestro, si cerca di dare alla narrazione tono e ritmo con un paio di virate. Ma per questo genere di manovre ci vuole coraggio e soprattutto tanta forza, qualità di cui sembra sprovvisto il polso del regista Nicolas Cuche.

E così il film (ahinoi) inesorabilmente va sempre più a fondo…

Riporre le proprie speranze in François-Xavier Demaison e Virgine Efira, affidando loro i ruoli principali, appare un tentativo puerile (o forse disperato?) di colmare il gran vuoto di regia. Giovani promesse del cinema europeo certamente, ma non ancora in grado di reggere sulle proprie spalle in solitario una commedia romantica talmente delicata dal risultare insipida che mai riesce a catturare totalmente la nostra attenzione da quanto è zoppicante. Così, nonostante duri soli 89 minuti, tutto ci pare interminabile ed è un gran peccato perché il profumo un po’ retrò delle commedie brillanti (tipiche di un’epoca che fu e delle terre d’oltre oceano) ci piace ed era tanto che non lo percepivamo, al punto di aver sperato sino all’ultimo fotogramma che apparisse una scialuppa di salvataggio.

Siamo pronti a scommetterci: come già molte volte accaduto in passato, l’idea buona ma mal sviluppata farà gola a quei gran buongustai degli americani che, grazie alle loro imponenti case di produzione dalla grande cassa e forti di una scelta, in quanto a cast, piuttosto ampia ed articolata, ossia essendo dotati di tutte quelle qualità che spesso garantiscono ad un film maggiore struttura e successo, ce la potranno riproporre tra qualche anno in versione più urlata ma di sicuro blockbuster.

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