//Storia di una fotografia: lo squalo bufala

Storia di una fotografia: lo squalo bufala

By | 2011-08-06T02:15:47+00:00 agosto 6, 2011|Fotografia|

Per la sezione “Storia di una fotografia” oggi vi presento Charles Maxwell. Il quale, pensate un po’, non è neppure un fotografo, ma uno fra i più acclamati autori di documentari naturalistici e, in particolare, di veri e propri video-racconti che hanno origine al di sotto della superficie marina. Uno che ha filmato razze, tartarughe giganti, orche, squali di ogni genere senza la protezione di gabbie metalliche, in quella che appare come una elaboratissima forma di tentato suicidio dall’apprezzatissimo risultato, se è vero che i girati di Maxwell hanno popolato i palinsesti di National Geographic, Discovery Channel, BBC.

E cosa “c’azzecca” (direbbe uno che ha fatto strada) un video-operatore e regista di documentari con la fotografia? “C’azzecca” per questa immagine qui, tratta da uno dei suoi HD:

squalo bianco salto
© 2000 Charles Maxwell, Underwater Video Services, Cape Town, South Africa

Esatto: quello è uno squalo bianco che, a caccia di leoni marini, ha appena tramutato in realtà l’incubo di qualsiasi preda: risalito dalle profondità a velocità siderale, la nostra perfetta macchina da guerra acquatica ha spezzato la superficie marina prima di immergersi nuovamente e scomparire.

Lasciamo Maxwell alla sua (pericolosissima) professione, e dedichiamoci adesso a Lance Cheung. Lance è un militare, U.S. Air Force, deputato alla documentazione delle operazioni del corpo armato di cui è fiero esponente. In occasione di una operazione nella baia di San Francisco, Lance ha imbracciato la reflex e fotografato un HH-60G impegnato in una operazione di salvataggio. Eccolo qui:

hh-60G esercitazione USA air force
(c) HH-60G Pave Hawk Helicopter – Photo by Lance Cheung, U.S. Air Force Photo

D’accordo, adesso siete decisamente confusi.

Ma nella storia della fotografia, lo abbiamo già raccontato, si inseriscono di diritto anche quelle operazioni di copia-incolla che oggi definiamo “fotoscioppate”, e che in realtà segnano il divenire di questa espressione artistica fin dalle sue origini.

E indovinate un po’? Nel 2002, e negli anni successivi, circolò – con la pratica obbrobriosa delle catene di S. Antonio, che qui fermamente condanno – una mail con questo contenuto:

“PENSI DI AVER AVUTO UNA BRUTTA GIORNATA DI LAVORO???? Questa foto che sembra presa da un film, è in realtà una foto vera, scattata vicino alla costa sudafricana durante un’esercitazione della marina Britannica. E’ stata scelta dalla “UK Photographic Society” come foto dell’anno!!!”

shark attack hoax

Ed ecco concluso il viaggio nella storia di una fotografia: un rarissimo caso di fotomontaggio di cui sia stato possibile recuperare gli scatti originali!

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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