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Festival del Film Locarno Concorso Internazionale: recensione Beirut Hotel

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La sezione più preziosa del festival, la competizione internazionale, è stata inaugurata dall’opera non prima della regista franco-libanese Danielle Arbid al suo settimo passaggio al festival di Locarno. Spinta dalla passione, l’autrice ha vinto i personali timori e si è recata in Libano dove ha coraggiosamente affrontato la macchinosa (e talvolta faziosa) burocrazia pur di dar vita ad una storia che fosse realistica, molto libanese (in primis nella location in cui fosse girata), intensa e passionale. Partendo dal presupposto che la sensualità più forte sia quella data dalla paura della violenza, cosa che in un paese ancora oggi instabile come il Libano è all’ordine del giorno, la Arbid è sicuramente riuscita a stordirci.

Una sera qualunque, in un bar cool di Beirut, Zoha incontra Matthieu. Lei è una cantante, è bella ed emana una sensualità alla quale l’avvocato francese in transito verso la Siria non sa resistere. Così si ri-incontrano non casualmente sino a quando lei d’improvviso cede: lui non la inquieta più bensì la strega e scatta la passione. I due perdono la razionalità e si lasciano travolgere dalle emozioni, ogni volta crescenti, pur consapevoli delle differenze e dei chilometri che giocano a loro sfavore. Ma si sa, all’ormone non si comanda e gli equivoci all’interno della stanza come fuori non tarderanno ad arrivare. Entrambi verranno seguiti per motivi diversi da diverse persone e alla fine saranno gli unici ad uscirne vivi: il prezzo da pagare sarà una immediata ed irrevocabile fine della storia che non avrebbe mai dovuto vedere i natali.

L’idea di ambientare in un paese “polveriera” una storia che mostrasse le problematiche vissute nel quotidiano dagli abitanti e al contempo ponesse a confronto due culture era intrigante ed ambiziosa ed effettivamente avremmo potuto assistere ad un film diverso per lo meno per l’angolazione, soprattutto tenuto conto che l’autrice non è alle prime armi. Siamo quindi impreparati quando dopo non troppi minuti ci rendiamo conto che non solo la storia d’amore narrata dai fotogrammi che ci scorrono davanti non doveva mai vedere la luce, ma pure l’opera nel suo insieme.

Destinata ad un capitombolo senza appiglio alcuno, per il nostro palato è pellicola troppo goffa che non verrà salvata da molti. È manchevole sotto troppi punti di vista. Passi la fotografia, che per lo meno è calda, ma gli esterni sono talmente superficiali (o forse girati troppo frettolosamente) da non farci mai percepire con chiarezza il luogo in cui si trovano i protagonisti, con il triste risultato di confondere noialtri al punto da non trovare differenza tra la Beirut mostrataci ed una qualsiasi anonima e degradata area suburbana delle metropoli europee. Non si azzarda, ma neppure si accenna, una qualsivoglia denuncia sulla situazione politica e sociale che parrebbe aver gettato la fondamenta per un vero e proprio stato di polizia dominato da un poliedrico spionaggio. A questo punto, sperare che venisse per lo meno sviluppato a dovere un raffronto culturale è parso impossibile. Le differenze che tipicamente emergono quando due persone cresciute in realtà differenti si relazionano, qui neppure con l’ausilio di un binocolo si riescono a scorgere!

Menzione a parte merita infine la recitazione (il pezzo forte –  si si sono sarcastica – l’ho tenuto per ultimo). I due attori hanno per caso vinto un concorso per dilettanti? Lei è decisamente una bella donna, nonostante (ammettiamolo) non corrisponda ai nostri canoni estetici anoressico-androgini, ma non riesce neppure a cantare in playback! Lui per contro ha l’espressività di una statua di sale e non è credibile neppure quando palpeggia la femme fatale. Riuscite quindi ad immaginare il livello delle scene “calde”? Assistere ad una telenovela venezuelana condita di frasi tratte dai biscottini della fortuna sarebbe stato più avvincente.

(c) Festival del Film Locarno 2011

Insomma, questa pellicola sfiora il ridicolo e non è a livello della competizione. Bocciata. Film da dimenticare… speriamo vada meglio la prossima volta.

 

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