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The Company Men: quando la crisi entra in casa!

Ci dispiace, la società la ringrazia del suo aiuto, la nostra collaborazione si conclude qui, non è una questione personale, è solo la crisi. Riceverà delle referenze ed è già stata segnalata alle agenzie di lavoro alle quali ci appoggiamo. Avrà tutto il nostro supporto e speriamo di poter collaborare di nuovo in futuro”. Quanti di voi hanno già sentito simili parole?

Questo non è, infatti, l’inizio di un film, ma è la fine della mia vita di un tempo che fu. E’ andata proprio così, nessuna favola, è la pura e semplice realtà. Avrei però potuto ingannarvi, “The Company Men” si apre con tre bei signori, tre persone di successo, tre onesti lavoratori che dopo aver raggiunto la meta, in poche battute, saranno messi alla prova. Il film mostra tre generazioni a confronto nel momento in cui le loro vite andranno inesorabilmente a rotoli, senza apparente valido motivo. Con differenti presupposti, ma alla fine per i medesimi scopi (l’efficienza, l’efficacia e la voglia di non essere fagocitati dai colossi di altro oceano), la multinazionale per cui lavorano i nostri protagonisti, con pretesti vari ed eventuali, inizierà a tagliare teste in nome della “crisi globale” partendo proprio dalle loro. Non esisterà più un codice d’onore e la parola data perderà di valore, il motto da quel momento sarà solo “mors tua vita mea”, senza pietà alcuna.

Eccoci qui, a seguire le umane reazioni all’insuccesso di una vita: il licenziamento. Questi uomini, specchio di una realtà oggi ben visibile, dovranno decidere se e come andare avanti. Il lavoro, la stabilità, le certezze, l’immagine e soprattutto il senso di adeguatezza spariranno e solo se molto fortunati vi sarà il supporto degli affetti più cari. Lo scoglio sarà la credibilità, perché quando si è tra i primi a subire quel gioco al massacro, che si sta perpetrando da oramai qualche anno, gli altri non capiranno (e come potrebbero, se nemmeno tu sai che cosa stia accadendo?) e ti vedranno come una persona che ha “qualcosa che non va”.  Più il tempo passerà, più ti dovrai adattare, adeguare e cimentare in attività fuori dagli schemi, più tutti si convinceranno che la vera causa della tua estromissione dai giochi “di quelli che contano” sia questa tua anormalità. Improvvisamente, infatti, la flessibilità diverrà un minus e il passaggio per il ricollocamento qualcosa di riservato a coloro che hanno un deficit. Sarà davvero così? L’unica certezza sarà l’inevitabile shock e gli sguardi di compatimento di “chi ha capito tutto della vita”,  il resto dipenderà solo da come siamo noi e dalle casualità.

Film dello scorso anno che, nonostante il passaggio per il Sundance film festival, è approdato pochi mesi fa nella nostra penisola direct-to-video e ora ricorre con costanza nei palinsesti tv. Anche se visto ancora da pochi, probabilmente molti avranno letto gli elogi a quest’opera definita forte e controcorrente. A me è parsa più asciutta dei soliti prodotti a stelle e strisce, ma di crescente fragilità col trascorrere dei minuti. Dopo un ottimo inizio ho avvertito una sorta di paura di portare avanti la storia con coerenza sino all’ultimo fotogramma. Anche se la rappresentazione del bagno di umiltà e della realizzazione di dover fare a meno dei privilegi di un tempo, dopo una iniziale reticenza a vedere il gorgo in cui ci si trova, ci sono piaciuti molto al punto da apprezzare la recitazione di Ben Affleck, che si è dovuto confrontare non solo con pesce lesso – Kevin Costner ma pure con attori del calibro di Tommy Lee Jones e Chris Cooper, il che non è da sottovalutare!

Non un capolavoro ma comunque un buon prodotto, da vedere con l’avvertimento che se non ci siete passati ne percepirete la durezza.

 

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