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Storia della fotografia: la Primavera di Praga

…che poi quando stai per raccontare la storia di una fotografia non sai mai da dove iniziare. Se piazzare subito in bella vista l’immagine, affinchè venga riconosciuta e stimoli un ricordo visivo in chi ti legge, o se posizionarla ben più in basso, in modo che ci arrivi soltanto dopo qualche riga introduttiva. E poi, quanto è giusto anticipare nella descrizione e quato è più opportuno tacere e rimandare a piè di pagina (web)?

Questa volta inizieremo con un brevissimo (giuro!) frammento di Storia, quella con la S maiuscola che determinato – inevitabilmente – quello che siamo, cosa pensiamo, come viviamo.

E’ il 1968. Praga sta vivendo la sua Primavera, in un velleitario tentativo di liberalizzazione sostenuto dalla popolazione che riguarda la libertà di stampa e di parola, il decentramento amministrativo, la rappresentanza politica delle molte anime della Repubblica Cecoslovacca. Una bomba a orologeria posizionata nel cuore del Patto di Varsavia che non può essere coronato dal successo: nella notte fra il 20 ed il 21 agosto, mezzo milione di soldati sovietici e circa 5.000 carri armati invadono la Cecoslovacchia, soffocandone gli aneliti di libertà.

Nelle strade di Praga, tra la folla composta e livida di rabbia, si muove un fotografo. Ritrae i volti dei concittadini, ne focalizza l’indignazione, ed è difficile attribuire a questi scatti la semplice patente di reportage. Troppo forte la partecipazione dell’autore, troppo marcato il giudizio su quanto sta avvenendo, per non cogliere riflessi in ogni scatto il coraggio e la volontà di manifestare il proprio pensiero. Sono, senza dubbio alcuno, immagini potentissime, che valgono il rischio di esserne trovati in possesso di negativi che, viaggiando di mano in mano, superano i confini della cortina di ferro ed approdano in occidente, fino a raggiungere l’agenzia Magnum.

Un anno dopo, in occasione del primo anniversario dell’invasione liberticida, le fotografie vengono pubblicate su “The Sunday Times”. Sono firmate P.P. (“Prague Photographer”) per preservare l’incolumità in patria dell’autore: all’anonimo fotografo di Praga viene assegnata la Robert Capa Gold Metal, forse il più ambito riconoscimento per un fotogiornalista (tra i vincitori è bene ricordare Steve McCurry, Larry Burrows, James Nachtwey e – in anni più recenti – il nostro Paolo Pellegrin).

L’eco delle immagini della repressione di Praga è enorme: trascorrono altri dodici mesi, e nel 1970 la stessa Magnum – di concerto con le autorità britanniche – richiede ed ottiene un visto di lavoro per tre mesi da concedere a Josef Koudelka. I cecoslovacchi non fanno mente locale, concedono il visto e Josef vola in Inghilterra, dove richiede immediatamente asilo politico: le fotografie della Primavera di Praga hanno finalmente un autore noto, e Josef viene assunto da Magnum, agenzia con cui collabora ancora oggi in un percorso artistico che si fa di anno in anno più interessante.

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