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Al Cineforum: Crazy, Stupid, Love

Commedia o film drammatico? Script brillante oppure opera dalla trama prevedibile? Gli aggettivi più letti son stati: intelligente, vero; divertente, vero a metà, solo la seconda parte di primo e secondo tempo; imprevedibile – non esageriamo, e cast da urlo – verissimo: Steve Carell in crisi di mezza età che divorzia da Julianne Moore, Emma Stone che travolge il passionale sciupa femmine uomo del momento – Ryan Goslyn; Kevin Bacon e Marisa Tomei nei panni dei perdenti ed improbabili seduttori e per finire divertenti adolescenti in crisi ormonale, ecco a chi e come Glenn Ficarra e John Requa (i registi di “Colpo di Fulmine”, altra commedia triste e decisamente sottovalutata dalle nostre parti) hanno deciso di affidare il compito di rappresentare le fasi più critiche della vita di ognuno di noi, di esibire un vero campionario di umane debolezze, i crucci e le passioni di noi tutti.

Il quadro delle relazioni che ne esce non è canzonatorio come vorrebbero farvi credere così come non è imprevedibile. Vi stupirà la naturalezza con cui sono proposte le cose che ci fanno soffrire senza però rinunciare alla favola, infatti, la parte più intelligente è proprio il mix di dolore e speranza che questa pellicola agro-dolce vuol trasmettere.

(c) 2011 Ben Glass / Warner Bros.

Ammettiamo che in questa epoca di violenza verbale (e non solo), ci piace che s’infonda coraggio e voglia di combattere per concetti come onore e amore, ossia quei valori che oramai credevamo in inesorabile decadenza. Quindi ridiamo per la moderna versione de “La lettera scarlatta” parafrasata da un tredicenne col cuore spezzato, ci sciogliamo nel vedere Steve Carell che romanticamente sistema il prato durante la notte a casa dell’ex-moglie; e tifiamo per il redento tombeur de femme Ryan Goslyn, perché abbiamo un gran bisogno di credere alle favole e che la persona giusta possa cambiarci la vita in un lampo!

Non crediate però che questa sia una di quelle commedie romantiche che impongono al pubblico gli occhi a forma di cuore, infatti, troppa amarezza e scorci di realtà son sempre presenti (quasi ad essere un costante monito) a ricordarci che la realtà è spesso molto (più) crudele di un film. Quante volte si trascinano problemi irrisolti nell’illusione di aver posto (fasulle) nuove fondamenta? Qui incontriamo un padre che per vent’anni si è lasciato andare sino a non vivere più e a perdere l’amata; vediamo un trentenne divenuto insensibile ai sentimenti perché non ha mai provato il vero affetto all’interno del focolare domestico e assistiamo allo struggimento di un tredicenne che giustamente insegue il suo romantico sogno di amore e si schianta (d’altro canto a lui l’hanno raccontata così!).

(c) 2011 Warner Bros.

Stranamente l’opera ruota tutta intorno a figure maschili, perdenti, bisognose, avvolte nel torpore, ma tenaci che si riscatteranno in un finale che, a differenza dell’incipit, è così come deve essere. Peccato perché lo scoppiettante esordio ci aveva fatto pregustare qualcosa che, seppur romantico, sarebbe stato brioso sino al termine. Ma si sa la coppia di registi e sceneggiatori è nota per il riso amaro…

Opera annoverabile in più categorie che a tratti scivola nel drammatico per quanto sia realistica, ma non dimentica si strapparci sorrisi e risatine. Adatta a tutti, non volgare né maliziosa.

(c) 2011 Warner Bros.

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