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Recensione film Le avventure di Tintin

Steven Spilberg ha fatto da padrone a questi mesi autunnali: ha siglato il suo ritorno in qualità di produttore alla grande anzi con i botti in “Super 8”, poi si è dilettato a esplorare nuove commistioni di generi ed ha puntato su un mix decisamente alternativo in “Cowboys and Aliens”, dove ha detto ai cowboys di difendere la Terra dandole di santa ragione agli alieni, ed ora passa dietro la macchina da presa per cimentarsi con il magico mondo del motion capture. Ovviamente, non poteva chiamare a se altro che un cast stellare, così tra i protagonisti ritroviamo l’uomo del momento: Andy Serkis e la sua impressionante mimica, che tanto ci ha affascinati nel recente “L’alba del Pianeta delle Scimmie”.

Tintin è un’animazione molto viva e vicina a noi, tutta creata in performance capture delle recitazioni di non solo Andy Serkis, ma pure di Jamie Bell (Il nostro protagonista), di Daniel Craig, Simon Pegg e Nick Frost, tutte avvolte da una atmosfera che ha ben più di un semplice profumo retrò. Il personaggio, infatti, è nato dalla matita di Georges Remi in arte Hergé nel lontano 1929, il quale ha narrato le avventure di Tintin attraverso una striscia a fumetti per un settimanale belga e Spielberg ha mantenuto l’ambientazione originaria che, nella sua semplicità, è risultata senza tempo.

Il giovane reporter dal ciuffo rosso è un amante di storia, archeologia e viaggi in terre lontane e in questo primo episodio stringerà un sodalizio con il bizzarro Capitano Haddock (Andy Serkis) al fine di scoprire per quale motivo il sinistro Ivan Ivanovitch Sakharine (Daniel Craig) gli stia alle costole e abbia rapito lo sfortunato Haddock per portarlo con sé per mari e oceani. E’ così che il pubblico andrà da un capo all’altro del mondo alla ricerca dell’Unicorno e dei suoi segreti, perché Tintin è un amante della verità, è un tenace investigatore ed è sicuramente curioso. Sembra che i guai lo inseguano, ma lui è capace e fiducioso e può contare sempre sul suo fidato ed intelligente cane Milou, che talvolta riesce a fornire un supporto a dir poco fondamentale.

Bisogna dare atto a Spielberg di essere un uomo a cui piace osare e mettersi alla prova, eccolo approcciare il 3D e la motion capture e dar vita ad un’opera ricca di avventura, sempre con sottile ironia e dal disegno estremamente rispettoso dell’originale, riuscendo pure a trovare lo spazio per rendere omaggio al suo creatore. Si nota chiaramente che questa sia la mano che ha sciolto le briglie ad Indiana Jones, il ritmo è ben cadenzato e stampa sulle labbra dello spettatore un sorriso che rimarrà fisso sino all’ultimo fotogramma. Pellicola adatta quindi a un pubblico non per forza adulto anche se, ammettiamolo, i bimbi forniranno il perfetto alibi ai genitori per vedere questa delicata e precisa nuova prodezza del regista da sempre amante del fantastico.

Destinato ad un ricco bottino e ad un sequel (pare infatti sia il primo capitolo di una trilogia che vedrà cimentarsi dietro la macchina da presa diversi grandi cineasti) questo è il classico film per tutti, proprio come piace a Spielberg.

 

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