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Parliamo di Fantascienza?

Quando si discorre di fantascienza a me non viene in mente Arthur C. Clarke, il cui racconto ha ispirato “2001 – Odissea nello spazio”, o Isaac Asimov – la cui caratura non è in discussione – bensì Philip K. Dick, che ritengo genio assoluto del genere, sia nella letteratura che, indirettamente, nella cinematografia. Spesso infatti dimentichiamo che dai romanzi, o dai racconti brevi, di tale autore sono state tratte opere quali “Blade Runner”, “Atto di forza”, “Screamers – Urla dallo spazio”, “Impostor”, “Minority Report” ed i più recenti “I guardiani del destino”, “A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare“, ”Next”, “Paycheck”, solo per citarne alcuni, oltre ad aver ispirato, palesemente ma non ufficialmente, film quali “Terminator”, “The Truman Show”, “Matrix”, “Dark City” e “L’esercito delle 12 scimmie”.

Parlando di genio è doveroso citare anche il regista Terry Gilliam, che ha diretto proprio l’ultima opera sopra citata, oltre ad un altro capolavoro del genere: “Brazil”, inserito non a caso all’83º posto della classifica dei 500 più grandi film di tutti i tempi pubblicata dalla rivista Empire, e che lo scrittore di fantascienza Harlan Ellison (anch’esso tra gli ispiratori di “Terminator”) definì «il miglior film di fantascienza mai realizzato».

Tra tutti i titoli citati, un appassionato di fantascienza come il sottoscritto non può esimersi dal consigliare alcuni di essi. Partiamo quindi  da “Screamers – Urla dallo spazio”. Film di fantascienza con qualche elemento horror, bellissimo, basato sul racconto “Second Variety”, “Modello due” nell’edizione italiana. Pellicola caratterizzata, come tutte le opere di Dick, da colpi di scena che spiazzano completamente il lettore/spettatore, facendo cambiare bruscamente direzione alla storia, travolgendo chi guarda il film in un turbine di emozioni inaspettate e imprevedibili grazie all’uso del “colpo di scena NEL colpo di scena”. La trasposizione dalla carta alla pellicolata è ben fatta, le interpretazioni, il protagonista Peter Weller e Roy Dupois su tutti, sono ottime, come di alto livello sono sceneggiatura e fotografia. Ma il punto forte rimane la trama: seconda metà del XXI secolo, per ovviare alla crisi energetica e garantire preziose riserve, su un pianeta si inizia l’estrazione di un raro minerale, il Berynium, che però comporta l’emissione di consistenti radiazioni;  si innesca così una “guerra fredda” tra il Nuovo Blocco Economico (N.E.B.) e L’Alleanza, che si oppone all’estrazione (ai fan dei videogiochi “strategici”, come me, ricorderà fortemente “Command & Conquer – Tiberian Sun”, con la lotta per il prezioso e radioattivo Tiberium…). Veniamo così a conoscenza di un battaglione distaccato su altro pianeta, apparentemente isolato dalla terra, con il quale si è in contatto soltanto sporadicamente…. da qui in poi la storia diviene avvincente e densa dei citati colpi di scena. Un bellissimo film di fantascienza, il cui il budget limitato non ne inficia la grandezza, anche degli effetti speciali.

Altra opera da vedere, mai abbastanza reclamizzata è “Impostor”, tratta da altro racconto di Dick: Anno 2075. Le colonie terrestri installate nello spazio sono costantemente attaccate dagli alieni, così le misure preventive per difendersi divengono altissime, dato che gli alieni son in grado di creare cloni perfetti degli esseri umani, con tanto di memoria, personalità e ricordi dell’originale, con in più una sorta di ordigno al loro interno, cosicché lo sventurato protagonista, un eccellente Gary Sinise, dovrà faticare non poco per dimostrare la sua “umanità”, mentre sarà braccato dall’altrettanto efficace agente Vincent D’Onofrio.

Ultimo suggerimento è il capolavoro, questa volta non tratto da opere letterarie, “Brazil” di Gilliam, il cui titolo fu scelto dal regista per la forte dissonanza creata tra il tono dolce e nostalgico e le atmosfere cupe e stranianti del film. Tanti gli elementi che sottolineano la sua bellezza: le citazioni (anche alla corazzata Potemkin), le situazioni di umorismo, che giungono a livelli di vera comicità, il contrasto con i momenti drammatici in cui il sistema burocratico/oppressore fa da sfondo e “denuncia”. Come riportano le fonti ufficiali, l’idea nacque sulla spiaggia di Port Talbot, in Galles: «Port Talbot è una città d’acciaio, con una grigia polvere di metallo ovunque. Perfino la spiaggia ne è completamente ricoperta ed è nera. Il sole era al tramonto, era piuttosto bello. Il contrasto era straordinario. Mi balzò in mente l’immagine di un tipo seduto su questa spiaggia squallida con una radio portatile, che trasmetteva strane canzoni di evasione sudamericane, come Brazil. In qualche modo la musica lo trasportava e rendeva il mondo attorno a lui meno grigio».

 

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