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Two ways of life, fotomontaggio ottocentesco

La storia della fotografia, in particolare nei suoi primi e pionieristici anni,  è generosamente popolata da personaggi al limite dell’incredibile. Oggi ci dedichiamo ad un’opera di Oscar Gustave Rejlander, svedese trapiantato in Inghilterra nato nel 1813 di cui si tramanda una particolare tecnica espositiva: pare che il buon Gustave accogliesse nel suo studio fotografico un gatto utilizzato per valutare i tempi di esposizione. A pupille feline spalancate corrispondeva l’impossibilità di scattare causa scarsa luminosità dell’ambiente, mentre gli occhi fessurati del micio erano l’equivalente di tempi di scatto piuttosto brevi.

Non posso fare a meno di presentarvelo. Eccolo qui, in un autoritratto.

Gustave Oscar Rejlander

Notato niente? Già, corre l’anno 1860 e qualcuno già si dedica ai fotomontaggi. L’immagine ritrae infatti il Rejlander fotografo, in posa gigionesca sulla destra, che presenta il Rejlander soldato sulla parte sinistra, in adeguato atteggiamento militare. L’immagine fa sorridere ma è anche un manifesto politico, con cui l’artista – peraltro ottimo tiratore – intende pubblicizzare la sua adesione ad uno dei gruppi di volontari che si stavano formando in Inghilterra sull’onda  di una corrente di pensiero che avrebbe voluto muovere guerra alla Francia di Napoleone III.

Non a caso, il nome di Rejlander è legato ad un altro fotomontaggio che lo rese celebre nel 1857. Si tratta di un opera enorme per l’epoca, circa 80 per 40 cm, realizzato dal poliedrico pioniere unendo la bellezza di 36 fotogrammi scattati in studio, e chiaramente ispirata alla “Scuola di Atene” dipinta da Raffaello. Al centro della composizione di Rejlander un vecchio saggio mostra a una coppia di giovani due diverse possibilità di vita: sulla sinistra una esistenza assolutamente dissoluta fatta di allegre donnine, bevande alcoliche, gioco d’azzardo, e sulla destra un’esperienza fatta di lavoro, religione e solidi impianti familiari (vale la pena cliccare per ingrandire).

Il titolo – raramente ne fu scelto uno più azzeccato – è “The two ways of life”, e l’immagine scatena immediatamente infinite polemiche. Siamo infatti in piena Inghilterra vittoriana, locazione geografica e periodo storico decisamente poco adatti per l’esposizione di seni femminili. Qualcuno pensa a rimediare come può, ed in alcune esposizioni l’opera viene addirittura coperta nella sua parte sinistra; altri notano che il vecchio saggio sembra essere decisamente più interessato alle dissolutezze ritratte (e vorrei vedere), e l’artista di affretta a produrre una nuova versione il cui il vegliardo rivolge le sue attenzioni alle componenti più tradizionali (ed immagino il mal di collo).

L’indignazione cessa di colpo quando la stessa Regina Vittoria ne acquista una copia per farne dono al consorte, dando prova di una apertura mentale forse sfuggita ai suoi sudditi contemporanei.

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