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The Day after Tomorrow: che catastrofe!

Infine il 2012 è arrivato. Quest’anno che si prospetta pieno di sorprese e, come dicevamo pochi giorni fa, carico di magia si è già imposto. I palinsesti delle TV non hanno perso tempo e il prime time del Capodanno è stato all’insegna di Avatar e del ben più inquietante The Day after Tomorrow di quel Roland Emmerich che il successivo lustro ci riproverà con 2012!

Film fanta-apocalittico del 2004 che vorrebbe essere un po’ drammatico senza però riuscirci troppo. Il regista ha scelto di esplorare le possibili conseguenze del più che mai attuale problema del surriscaldamento globale ed ha sposato la profezia dello scioglimento dei poli e conseguente avvento di una seconda glaciazione, suffragandola con spunti presi dal libro The Coming Global Superstorm, con (forse) la speranza di farci tremare un po’ più del solito.

Gli ingredienti sono quelli a cui ci ha da sempre abituati: clima fuori controllo entro la prima mezz’ora davanti allo schermo (per intenderci, vedremo uragani tropicali in Canada, un tornado che devasta Los Angeles ed altre simili repentine follie climatiche un po’ ovunque)  così da avere città rase al suolo e/o altra tragedia servita in tempo per propinarci una vera e propria lotta per la sopravvivenza nel resto della pellicola. Sarà un constante testa a testa tra masse in preda all’isteria, con preponderante riaffiorare di primordiali istinti, ed un manipolo di eroi altruisti pronti a gesti suicidi quando necessari.

La famiglia che si sta disgregando questa volta è composta dal paleoclimatologo Jack Hall, dalla moglie Lucy, medico in carriera che rimarrà coi suoi pazienti fino all’ultimo, e dal figlio adolescente bastian contrario, a cui manca una figura paterna. Quando tutti realizzeranno quanto papà Jack non sia un visionario fallito bensì un eroe e valido consigliere del Presidente, gli equilibri si modificheranno e… scoppierà l’amore, ci si immolerà per gli affetti più cari, si salveranno i più puri ed innocenti. Di fatto, scenderà tanta neve e si formerà una infinità di ghiaccio per equilibrare le tonnellate di miele che scorreranno a fiumi sullo schermo 🙂

E fin qui nulla di nuovo, tutto come da aspettative, ci stupiscono invece gli effetti speciali. Nonostante un alto budget e la mano ferma di un regista specializzato in opere dai risvolti disastrosi, essi infatti ci presentano un mondo che si discosta assai da quanto troneggia fuori dalle nostre finestre. Tutto è visibilmente fasullo, sembra un enorme plastico sul quale a cadenza regolare vengono versate secchiate di acqua. Chapeau agli attori che immaginiamo abbiano dovuto recitare spesso in assenza di un set e soprattutto che hanno cercato di rendere credibile l’impossibile. Certo, far chiudere la tuta termica a Dennis Quaid mentre attraversa a piedi i neonati ghiacciai forse sarebbe stato di aiuto, ma non lamentiamoci, Emmerich è sempre pronto a nutrire la nostra fame di apocalisse e la verosimiglianza in questo genere di film talvolta non è indispensabile!

Confesso però che punta di diamante della sua filmografia per me rimane Independence Day col suo giusto mix di comicità, azione e fantascienza. E chissenefrega se c’è il solito pippone politico con annesso discorso al mondo del Presidente, se l’alternativa è una bacchettata ecologista al potere politico ed economico, che stride e rende sottotono e anonimo un prodotto altrimenti perfetto per una Blockbuster night, io preferisco che gli Americani ci salvino tutti.

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