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Storia di una fotografia: An American Girl in Italy

Troppo bella l’occasione e troppo intrigante l’accostamento per poter resistere. Per la storia della fotografia di oggi, vi chiedo di leggere la recensione di V. del film “The Tourist”, pubblicata ieri, e di soffermarvi in particolare sull’ultima immagine. Io vi aspetto qui.

Fatto? Benissimo, bravi! 😉

Ora abbandoniamo Venezia e quella che per molti è (o è stata) la più bella donna del mondo e spostiamoci un pochino. Faremo un viaggetto nel tempo, atterrando nei primi anni Cinquanta, ed uno nello spazio, dirigendoci qualche centinaia di chilometri più a sud.

Gli anni del boom economico si stanno avvicinando, l’Italia del dopoguerra è scoperta dal mondo e le nostre strade si riempiono di viaggiatori e viaggiatrici, fra le quali Ruth Orkin: ha ricevuto la sua prima macchina fotografica a 10 anni, venti mesi dopo già sviluppava autonomamente i propri scatti, e negli anni 40 si è costruita una solida carriera da fotogiornalista con prestigiose collaborazioni (Life, Look, Ladies Home Journal). Un percorso che la conduce anche in Italia dove nel 1951 scatterà la sua foto più famosa, intitolata “An American Girl in Italy”.

Pubblicata da Cosmopolitan l’anno successivo con un articolo evocativamente intitolato “When you travel alone … tips on money, men, and morals”, questa immagine diventa una vera icona della street photography, disciplina che prevede una ambientazione tendenzialmente urbana e, soprattutto, velocità di esecuzione e colpo d’occhio. Benchè basata su una selva di clichè (o benchè abbia contribuito a farli diffondere), è senza dubbio una foto dal forte impatto e con la capacità di raccontare una storia, nel minimo e magico istante in cui si chiude l’otturatore.

Gli sguardi degli avventori, la Lambretta come mezzo di locomozione disponibile per (quasi) tutti, la calda partecipazione della folla ed il suo distribuirsi in quasi tutte le età anagrafiche sono spettacolari. E – per una volta – poco importa se si tratti di una vera cattura casuale o di una foto posata come sostengono studi più recenti: come nel caso del ben più celebre miliziano colpito a morte di Capa, quello che conta è la capacità di trascinare lo spettatore in un mondo e in un momento particolarissimo, che resiste invariata a più di cinquanta anni di distanza.

E adesso, ditemi un po’, ho fatto bene o no a farvi dare una occhiata ad Angelina Jolie, per riportare alla memoria un bianco e nero datato e ugualmente emozionante?

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