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Shame (Vergogna)

Regista rivelazione con il primo lungometraggio (Hunger) e attore protagonista feticcio che ha conquistato Venezia aggiudicandosi la coppa Volpi come miglior interprete maschile: Michael Fassbender è in ascesa senza limiti ed il sodalizio con Steve McQueen ha creato una innegabile vincente alchimia.

“Shame” sta per approdare nelle nostre sale con tutto il peso del cast, dei premi già portati a casa e soprattutto dei commenti di coloro che contano. Arrivare al confronto con il grande pubblico con una targa al neon che recita “audace e raffinato capolavoro” non è da molti e soprattutto crea una aspettativa davvero alta.
Ammetto che la scottatura presa recentemente con altro film fuori dagli schemi abbia lasciato il segno e l’apertura all’insegna del nudismo mi abbia inizialmente messa su chi va la. Parimenti non posso negare che non sia precisamente il mio genere di film, ma devo ammettere che non solo non mi ha disturbata ma ha provocato una immediata riflessione ed ha lasciato diversi spunti di approfondimento. Siamo arrivati ad un livello di amoralità, insensibilità, egoismo autolesionismo e solitudine simile? Per ottenere l’attenzione di chi guarda e soprattutto per far passare messaggi seri (a tratti anche inquietanti) sono necessarie scene sempre più esplicite e forti? Come mai siamo così distratti e ci creiamo un habitat di sofferenza? Noi siamo i figli del benessere, non dovremmo essere la generazione senza traumi?

Steve McQueen ci mostra uno spaccato della storia di Brandon, trentenne di successo che vive nella Grande Mela, e di Sissy, di poco più giovane, che insegue i suoi ideali vivendo fuori dagli schemi e senza uno stabile punto di riferimento. Sono fratelli e pare siano gli unici due superstiti di una famiglia di cui non si sa nulla ma è chiaro abbia lasciato segni indelebili: entrambi autolesionisti, lei sfoggia conseguenze visibili, lui da seguito ad interiori pulsioni degradanti. Ne sono coscienti ma totalmente in balia delle proprie debolezze e tanto più Sissy si aggrappa a Brandon, per trovare una via di uscita, tanto più lui scivola verso il fondo e soggiace alla propria autodistruzione. A nulla varranno i sempre meno frequenti momenti di lucidità e buoni propositi, alla fine rimarrà solo la presa di coscienza dell’inevitabile alienazione.

Opera che non cerca un colpevole, che non taccia la città di essere luogo di perdizione e mai fa leva sul pietismo o sul sensazionalismo. Il sesso è molto, ma non urta, le inquadrature non sono forzate e, forse complice anche l’interpretazione di Fassbender, dopo poco ci si dimentica che esso sia il leitmotiv della pellicola. L’attore di origini tedesche è strepitoso nella sua naturalezza e nella crescente drammaticità, la fotografia diviene sempre più fredda e livida man mano che la storia volge al tragico e la regia mostra una abilità e attenzione da far tremare qualche collega più navigato.

Il film non è per tutti, ma neppure scabroso. Non credo creerà alcuna polemica e speriamo non faccia parlare esclusivamente per la prestanza del suo protagonista, perché è chiaro sin da subito che non vi sia morbosità, voyeurismo o poco da dire. McQueen dimostra di avere spessore, di sapere come veicolare i pensieri e di poter puntare sui messaggeri giusti. Insomma, ci piace, quindi vi lasciamo con il trailer ed un assaggio in più…

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