Storia di una fotografia: James Dean

Questa settimana la “storia di una fotografia” è un piccolo omaggio a V. e alle sue cronache dalla Berlinale, che potete gustarvi a partire dal link. Potevo esimermi dal concentrare l’attenzione su uno scatto che avesse un forte sapore cinematografico? No, proprio impossibile!

E’ giusto iniziare raccontando qualcosa del suo autore, un fotografo amatissimo da tutti i ritrattisti per l’invidiabile capacità di racchiudere un personaggio in uno scatto e di eternarne le caratteristiche, svelandone con il solo e magico suono dell’otturatore caratteristiche personali generalmente nascoste nelle immagini più ufficiali. Vi sto raccontando di Dennis Stock, protagonista di un cursus honorum invidiabile e soltanto sognato da molti: apprendista di un maestro come Gjon Mili, il nostro si aggiudicò nel 1951 il primo premio in un concorso riservato ai giovani fotoamatori e indetto dalla rivista Life. Il suo reportage sugli emigranti della Germania Est sbarcati a New York doveva aver davvero mosso qualcosa, se è vero che nello stesso anno fu convocato da Robert Capa per entrare a far parte dell’Agenzia Magnum, di cui divenne socio a tutti gli effetti tre anni dopo.

Nelle parole dei colleghi, il ricordo più ricorrente fa riferimento alla sua umanità. Con questa caratteristica ed una forte carica empatica, Dennis è in grado di trasformare un servizio fotografico in un rapporto emozionale, conquistando inesorabilmente i personaggi da lui ritratti e dando vita a inossidabili amicizie. Nel 1955 conosce James Dean, reduce dai fasti de “La valle dell’Eden” e – soprattutto – di “Gioventù bruciata”, e quello che era nato come un semplice servizio fotografico diventa un vero e proprio reportage: l’affinità fra il fotografo e l’attore si fa sempre più evidente, e James accetta di essere accompagnato in una sorta di tour della memoria che tocca la città natale della star nell’Indiana, Hollywood e New York. Proprio la Grande Mela sarà il teatro di una fotografia scattata a Times Square e destinata a diventare una vera e propria icona.

JAmes Dean ritratto da Dennis Stock

Nell’immagine di Dean che si aggira infreddolito nella pioggia della metropoli americana c’è tutta l’irrequietezza del personaggio, accompagnata da una inquietudine di fondo che sottolinea la fragilità di un ragazzo. E’ una fotografia invidiabile, con la forza del ritratto e le caratteristiche della street photography che si fondono in un unico, bellissimo messaggio comunicativo. E’ inevitabile che abbia colpito la fantasia di tanti e che sia stata riprodotta in milioni di copie su poster, cartoline, libri.

Dennis Stock ci ha abbandonato poco più di un anno fa, lasciando una eredità fatta di ritratti immortali (Duke Ellington e Louis Armstrong) e grandi fotografie naturalistiche dall’Alaska e dalle Hawaii. Cinquanta anni di scatti accompagnati dal ricordo di un amico che la sua arte ha contribuito a mantenere “per sempre giovane”.

About Alf76

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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