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Recensione film Président

Si sa, spesso il cinema prende spunto dalle notizie di cronaca per attirare l’attenzione del pubblico e offrirgli uno svago e/o stimolarlo ad una riflessione proponendo una versione fantasiosa della situazione che mostri prospettive (magari) non prese in considerazione prima, oppure anche solo per rendere omaggio ad un personaggio, ad una nazione e così via. Durante questo week-end in Francia si sta svolgendo la corsa all’Eliseo e l’attualmente in carica Presidente Sarkozy se la sta vedendo con un bel po’ di opponenti e, nell’attesa dell’apertura delle urne, la nuova frontiera del noleggio, quello online, ci propone quindi un paio di pellicole da noi mai distribuite, produzioni francesi (ovviamente) ed ambientate a Palazzo: “I Segreti degli Uomini” e “Président”.

Incuriositi, abbiamo deciso di vedere quest’ultimo, film di Lionel Delplanque di qualche anno fa, con un convincente Albert Dupontel (che forse alcuni ricorderanno nel film “Louise Michel”) nei panni del Presidente francese, appunto. Storia che ruota attorno ad un uomo carismatico che guida un Paese dal glorioso passato e dall’ancora forte influenza internazionale, ma dall’altrettanto grande “debito” nei confronti dell’Africa. Nervo scoperto e problema sociale non indifferente, che darà il via ad un thriller sottile e molto “alla francese” che si risolverà a ridosso delle elezioni.

Président : photo Albert Dupontel, Lionel Delplanque
© Collection AlloCiné / www.collectionchristophel.fr

Script essenziale che coinvolge quattro persone (un padre, una figlia, un fidanzato ed un mentore), i loro legami affettivi e lavorativi, gli intrecci e gli ingarbugliamenti voluti o meno che si vengono a creare, offrendoci così una bella panoramica della vita sul trono. Fulcro rimarrà sempre il Presidente, un leader di una nazione che quotidianamente deve effettuare scelte non solo per sé; un uomo che non può dimenticare di essere in primis il riferimento per la propria famiglia; un politico che deve molto, anzi tutto, al proprio mentore, ancora oggi confidente unico ed insostituibile; e un padre con una figlia che potrebbe diventare bersaglio dei propri opponenti, di approfittatori o di uomini sbagliati.

Il potere affascina e concede privilegi innegabili ma, d’altro canto, comporta compromessi che poi devono convivere con colui che si cela dietro la figura del Capo di Stato. Persona sottoposta ad una forte pressione mediatica, che spesso non può imboccare sentieri che l’uomo comune che risiede in lui vorrebbe realmente esplorare. Meschinità e ricatti, arrivismo e spavalderia tutta giovanile e molto di più viene delicatamente mostrato al pubblico in questa storia semplice e lineare impreziosita da una fotografia molto attenta al particolare e quasi monocroma: lotte di potere e situazioni tese in toni lividi in contrasto con scene familiari e di varia umanità in un caldo crema che tende al tabacco o al kaki.

Président : photo Emmanuel Gayet, Jackie Berroyer, Lionel Delplanque, Lydie Melki
© Nathalie Eno

La suspense non diviene mai da cardiopalma o action, non vi è intento di sconvolgere lo spettatore bensì di raccontargli una storia di (presunti?) scheletri nell’armadio che emergono nel momento meno opportuno e sconquassano uno status quo conosciuto da tutti, ma sgradito a molti, giocatori inclusi.
L’opera non eccelle, conferma come dietro ai potenti vi siano molte persone, miriadi d’interazioni ed una moltitudine di sotterfugi decisamente discutibili che sempre coinvolgono il denaro, ma rimane un prodotto ben confezionato che per la prima volta arriva a noi e questo ci piace.

Vi abbiamo incuriositi? Molti titoli di cui si è sino ad oggi solo letto ma mai visto nulla, sono disponibili su www.ownair.it

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