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Bel Ami – Storia di un seduttore… rimasto tra le pagine del libro

Fine ottocento, siamo in Francia, anzi, a Parigi (che non è la Francia!), in una squallida soffitta possiamo scorgere nella penombra un giovane di bell’aspetto, che presto scopriremo essere appena rientrato dalla guerra d’Algeria. Campagnolo, spiantato, ma molto determinato, Georges Duroy in poco tempo troverà quello che stava cercando e non se lo farà sfuggire. Si apre così la trasposizione su grande schermo del celebre romanzo di Guy de Maupassant, Bel Ami.

Produzione britannica e cast per lo più d’oltre oceano per una pietra miliare della letteratura francese che ha fatto sognare noi adolescenti cresciute sull’alpeggio. Il nostro Bel Ami è, infatti, un gran seduttore e un abile affabulatore che grazie a queste doti (peraltro le uniche che possiede) ottiene denaro e potere. Sfruttando l’influenza della stampa, passando di letto in letto e di manipolazione in manipolazione delle confidenze e dicerie di corridoio, il protagonista farà la sua scalata sociale e si affermerà tra le persone più influenti di Francia. Un uomo che, pur non eccellendo in nulla e a costo della repressione del proprio lato emotivo, ci dimostra come quando all’orizzonte si ravvedono oblio, povertà e morte, il detto “volere è potere” è vita.

Una storia che mai come in questo periodo appare attuale anzi, se al posto dei pesantissimi costumi d’epoca avessero fatto indossare a tutti canotte scollacciate, inguainato le lunghe leve delle protagoniste in leggings e fatto indossare un tacco 12 a tutte le dame che sfilano davanti ai nostri occhi, il film ci sarebbe parso come la versione nobile di una qualunque delle notizie che attualmente riescono a scalzare dalle prime pagine dei quotidiani la crisi mondiale di economia e lavoro (o forse con le quali cercano di farcela dimenticare).

Il ruolo di Georges Duroy è stato affidato allo sbiadito ex-vampiro della saga di Twilight, Robert Pattinson, che con questa interpretazione avrebbe dovuto mostrare al mondo le sue abilità recitative e che invece è riuscito solo a farci impallidire, anche se (grazie al cielo) si dimentica in fretta complici l’algida Uma Thurman, la perfetta Kristin Scott Thomas e la cresciuta Christina Ricci che sono al momento giusto nel posto giusto, forti di esperienze ben più impegnative nei loro trascorsi cinematografici.

Mono-espressivo, con gli occhi che paiono sopraffatti da una dose eccessiva di botulino (fessure che non si schiudono mai), sofferente, scialbo e quasi sciatto il nostro idolo delle teen non emana vita, carisma e tanto meno sensualità, non si comprende quindi come possa aver convinto qualcuno di essere un tombeur de femmes all’altezza della passionale storia di sesso, corruzione e bramosia di potere nata dalla penna di uno dei padri della letteratura d’oltralpe che, con disarmante freddezza fotografò un’epoca molto anzi troppo simile alla nostra.

Confidando che la morale del film non fosse quindi la nostra scarsa capacità di osservazione e volontà evolutiva, chiudiamo invece con una nota di merito a costumi e fotografia che denotano un’attenzione ai particolari superiore a quella comune e riescono a catturare lo spettatore distogliendolo dal debole Bel Ami.

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