Ma se domani... > Fotografia > L’uccisione di Bin Laden dall’interno della Casa Bianca

L’uccisione di Bin Laden dall’interno della Casa Bianca

Se ne potrebbe discutere a lungo, ma proverò a sintetizzare un concetto su cui siete liberi di insultarmi (gioiosamente) nei commenti: il successo di una fotografia può essere determinato dalla numerosità di pubblicazioni E dalla capacità di produrre emulatori – che ne traggano ispirazione – o vere e proprie parodie.

Utilizzando questa metrica del tutto personale e approfittando dell’imminente primo anniversario dell’operazione che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, oggi ci dedicheremo ad una immagine destinata ad illustrare i libri di storia negli anni a venire.

La foto è stata scattata dal fotografo ufficiale della Casa Bianca, Pete Souza, che non posso fare a meno di immaginare come un serio professionista “costretto” a immortalare quotidianamente strette di mano, firme su documenti e altre situazioni non esattamente eccitanti. Mi sembra che l’immediata e universale diffusione di questo scatto sia dunque un giusto risarcimento per schede di memorie riempite di fotografie ufficiali. Ambientazione e contesto sono decisamente noti: ci troviamo all’interno della Situation Room della Casa Bianca, e il presidente Obama con i suoi più stretti collaboratori sta seguendo in diretta l’evolversi dell’operazione militare che porterà all’uccisione del terrorista più ricercato del pianeta.

Non sorprende che questa fotografia, diffusa dal profilo ufficiale della Casa Bianca su Flickr, sia diventata rapidamente l’immagine più visualizzata sul più diffuso social network di condivisione: attorno ad un tavolo in cui campeggiano dei fogli “pixelati” ad arte per motivi di sicurezza, assistiamo ad un ridda di espressioni che spaziano dalla pura curiosità riscontrabili in alcune figure sullo sfondo alla assoluta concentrazione di Obama (l’uomo, ricordiamolo, su cui cade il peso di aver dato il via all’operazione), per arrivare alla drammaticità ben raffigurata da volto, occhi e postura di Hillary Clinton. Da un punto di vista compositivo, vediamo applicare il miglior espediente per rendere lo spettatore assolutamente partecipe dell’azione: lo sguardo dell’osservatore scorre su una serie di volti che non fissano in camera, ma sono concentrati su un punto ulteriore, esterno alla cornice ritratta, con un effetto di totale coinvolgimento. In estrema sintesi: poteva trattarsi di un semplice scatto dei cronaca, diventerà un’icona del nostro secolo.

Prima di dedicarci ad un momento di maggiore leggerezza, ve ne mostro un’altra versione:

 

Notato niente? Già, manca Hillary Clinton. La politica editoriale del quotidiano ortodosso ebraico Der Tzitung non consente la pubblicazione di immagini di donne, quindi… zac! Se superiamo l’assurdità della cosa, e mettiamo per un attimo da parte l’indignazione, ci renderemo conto di quanto questa assenza pesi nell’equilibrio emozionale della fotografia.

Avevo promesso una chiusura più divertente, ed eccola qui: nei giorni successivi al raid e alla diffusione di questi documenti visivi, sono fiorite sul web imitazioni e fotomontaggi. Hanno il pregio di sottolineare quanto questa immagine sia entrata nell’immaginario collettivo ed anche quello di far sorridere, motivo per cui ho deciso di proporne alcune:

Il vero motivo di tanto dramma: blue screen di un sistema Windows in videoconference
Obama con un controller in mano durante l'operazione...
...e come poteva sfuggire?

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi