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World Press Photo 2012 a Milano

Occhi.

Esco dalla mostra che presenta a Milano i vincitori del “World Press Photo 2012” ed ho la mente che trabocca di occhi. Il che, a volerla dire tutta, non è affatto un male.

Sono gli occhi della giovane fermata dalla polizia di New York nel bianco e nero intenso di Tomasz Lazar e quelli persi nella ricerca dell’estasi mistica nel reportage haitiano di Emiliano Larizza (e ne approfittiamo per sottolineare la massiccia presenza di fotoreporter italiani fra i premiati di questa edizione del WPP). Sono gli sguardi carichi di rabbia nei reportage sulle manifestazioni della Primavera Araba e quelli rassegnati o increduli di chi ha perso tutto per il terremoto giapponese: due eventi che hanno dominato la scena mediatica degli ultimi dodici mesi e che non potevano non avere una forte rappresentazione nell’esposizione di quelle che vengono – forse impropriamente – definite le “migliori foto dell’anno”.

Proteste a NYC nell'immagine di Tomasz Lazar

Mi fermo, ci ripenso un attimo, scorro ancora le gallery e non posso fare a meno di tornare a concentrarmi sugli occhi: perché ti aspetti di essere travolto da due pupille nella categoria “Ritratti” – e Laerke Posseit, primo posto con un primissimo piano dell’attrice iraniana Mellica Mehraban, mantiene la promessa – ma non ti aspettavi proprio di essere fulminato dalle espressioni dei visi di un gruppo di giocatori di rugby impegnati in una azione di gioco macchiata dal fango e dal sudore. Eppure sono lì, davanti a te nell’immagine di Ray McManus, e non riesci a starne lontano mentre ti avvicini alla parete dedicata agli scatti sportivi, e ti accucci addirittura per poterla vedere in piano, e funziona dannatamente bene.

Il ritratto opera di Laerke Posselt
La mia scelta per la categoria sport: Ray McManus

E mentre stai uscendo, mentre hai ancora nella mente gli sguardi macchiati da una malattia maledetta che ti trasforma in un guscio vuoto o quello feroce di un leopardo mal narcotizzato che si sta avventando contro una guardia forestale, realizzi all’improvviso quanto sia stato giusto ed opportuno premiare con il primo posto assoluto una fotografia che nasconde totalmente gli occhi. Una moderna Pietà, come è stata immediatamente definita l’immagine dello spagnolo Samuel Aranda, che rappresenta il dolore di un diciottenne ferito dai gas lacrimogeni durante una manifestazione contro il regime yemenita e l’abbraccio di sua madre. Occhi feriti – fisicamente feriti – dalla repressione e occhi coperti da una tradizione forse altrettanto sofferta, in un momento in cui vorresti soltanto comunicare con empatiche iridi.

Primo premio a Samuel Aranda

Non perdete l’occasione di visitare “World Press Photo 2012”. E’ ospitata a Milano nella magnifica cornice di Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, fino al prossimo 3 giugno.

Orari:
martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
lunedì, ore 15.30 – 19.30
Ingresso gratuito

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