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Recensione romanzo La Vendetta di Marco Vichi

By |2016-02-29T23:54:07+00:00maggio 13, 2012|Lettura, Recensioni|

Navi.
Ci sono navi che vanno alla deriva da tempo. Piccole imbarcazioni segnate dal tempo e dall’incuria, trascinate dai flutti. Come la vita di Rocco, senzatetto accampato sotto un ponte sull’Arno che ha visto allontanarsi le sponde di una esistenza normale e sopravvive, fino ad un evento che modificherà questa rotta.

Carta.
Ci sono fogli (e libri, e giornali) che non cambiano nulla, ettolitri di inchiostro che non hanno alcune effetto. E c’è un manifesto che annuncia l’arrivo in città di uno scienziato eminente, che Rocco riconosce come proveniente dal proprio passato. Uno che, non troppo indirettamente, ne ha causato la rovina. Rocco vuole – come lascia intuire il titolo – vendetta.

Uomini.
Non esiste mai soltanto il Bene e il Male. C’è un uomo reduce da un campo di sterminio, uno che ha visto l’inferno con gli occhi spalancati dall’incredulità prima e dalla rassegnazione subito dopo. Ed è un uomo che a quarant’anni di distanza non rinuncerà ad aiutare Rocco per un senso di rivalsa verso qualcuno che non ha infierito su di lui, ma in cui riconosce i tratti del Male Assoluto. Una sorta di auto-convinzione, la ricerca di un bersaglio a tutti i costi, la necessità quasi fisica di scaricare – in un piano ben congegnato – tutto il proprio bisogno di giustizia. E lo fa con una determinazione che fa pensare: l’uomo è una bestia strana, quando si vuol convincere di qualcosa supera la realtà. Credo sia capitato a tutti di abbellire i dettagli di un episodio nel racconto per gli amici, e di ritrovarsi – ad anni di distanza – a non distinguere più fra l’inventato e l’effettivamente accaduto. E’ lo stesso, identico principio.

Emozioni
Marco Vichi ha il dono – ne sono certo, cullato da fatica e lavoro – di una scrittura quasi cruda, diretta, magnetica. Uno stile che si piega e si adatta alle necessità stilistiche dell’autore, ed è in grado di trascinare dalle atmosfere cittadine e venate di malinconia delle avventure del commissario Bordelli a quelle prorompenti di “Donne Donne”. Un trasformismo sempre sorprendente e che regala nuove sensazioni anche in “La vendetta”: un noir nerissimo – mi sia concesso il gioco di parole – nella trama e nella sua esposizione, affinato da personaggi credibili e umanamente tratteggiati in un testo che scuote qualcosa dentro, pagina dopo pagina.

Un pensiero finale che mi ha attraversato come una saetta dopo la lettura dell’ultima riga: mi piacerebbe veder approdare questa storia sulle assi di un palco teatrale, un giorno.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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