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Quella casa nel bosco: un horror che abbraccia la commedia


Entusiasmante, eccentrico, grondante sangue e terribilmente divertente! Ecco l’opera di Drew Goddard e Joss Whedon che si è presentata ai nostri occhi. Come molti, anche noi credevamo che quella definizione di film “horror/ commedia” fosse un modo della casa di produzione e/o di distribuzione per mettere le mani avanti, insomma un dire velatamente “siamo coscienti che il film non faccia paura, piuttosto apparirà come una parodia di sé stesso, che non vi farà sobbalzare però, in compenso, vi farà ridere a creapelle”. Nulla era più lontano dalla realtà: questo è uno splatterissimo film dell’orrore che alterna momenti da cardiopalma ad altri di pura ilarità degna di calorosi applausi a scena aperta.

Esilarante commistione di generi – spazia dal thriller al teen movie con ospitate di zombie ed altre creature demoniache, e chi più ne ha più ne metta – che ci intrattiene per poco più di 90 minuti sino ad un avventuroso e spassosissimo finale con tanto di apparizione di Sigourney Weaver la quale, nonostante un set posseduto dalle peggiori entità, non punterà alcun fucile contro i mostri, ma subirà la follia delle creature fuori controllo facendo la nostra stessa fine.

Storia di un variopinto gruppo di giovanissimi universitari, belli, carini, più o meno con la testa sulle spalle, che decidono di trascorrere il fine settimana nel cottage sperduto tra le montagne del cugino dello splendido di turno, che qui è impersonato niente meno che da Chris Hemsworth – (aperta parentesi) al quale suggerisco di trovare al volo una parrucca, indossare una mantellina eccentrica e di ritrovare il martello di Thor, perchè la versione universitario spaccone ci fa calare la libido sin sotto i talloni!!! (chiusa parentesi, ed ora torniamo al nostro cottage nel bosco…).

La casa sarà effettivamente un gioiellino: un’accozzaglia di arredamento kitch con il consueto scantinato da brivido che rapirà i ragazzi, i quali giusto il tempo di arrivare al calar del sole e si ritroveranno a pronunciare frasi in latino che li catapulteranno in un vero e proprio incubo, dove la sopravvivenza sarà esclusa per definizione per motivi piuttosto agghiaccianti. I peggiori demoni prenderanno forma, i ragazzi verranno ridotti a brandelli ed i sopravvissuti combineranno un gran casino, optando per una fine ingloriosa estesa ad un bel po’ di persone sino all’entrata in scena di Sigourney Weaver (forse).

L’opera è davvero diversa dal solito, non manca nulla al più classico dei film del genere (un gruppo di ragazzi che comprende lo spaccone, il secchione, il drogato, la svampita e la brava ragazza, un luogo isolato, una dimora semi-abbandonata, oscure presenze e brandelli di cadaveri che svolazzano inizialmente senza motivo) ma sin da subito sappiamo che qualcosa non quadra: ci sono personaggi di troppo che paiono in un’altra dimensione e, in un certo senso lo saranno. Lo schema sarà sempre: interno della casa infestato ed esterno iniziamente avvolto dalla suspese poi drammaticamente divertente.

Inutile dire che per noi l’esperimento di unire due generi così distanti sia talmente riuscito da sperare che anche il pubblico non desista per quei necessari fiumi di sangue che dovranno riempire la metà dei fotogrammi, e ne decreti il successo, perchè questo è vero intrattenimento in cui non manca una velata critica a ciò che ci circonda. Insomma, un un sodalizio (Goddard – Whedon) che merita altre chances, bravi!

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