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Il Re che diede un nome alla tecnologia

By |2016-02-29T23:31:10+00:00maggio 28, 2012|Curiosità, Editoriali|

Lo so, avete la mente obnubilate da “Il trono di Spade”, ma il sovrano che vi andiamo a presentare non proviene da Grande Inverno o da Approdo del Re, e riguarda la vostra vita ben più di quanto possiate immaginare.

Eccolo qui:

Vi presento Harald “Dente Blu” Blaatand, vissuto poco più di un migliaio di anni fa. Nato nel 911 d.C, sopravvisse fino alla bella età di 75 anni in anni, vale la pena ricordarlo, affollati da belligeranze varie e malattia mortali pronte a fulminarti ad ogni angolo di strada. Soprassediamo per un istante sul fatto che il monarca fu trucidato – prevedibilmente – dal figlio Sven detto “Barba forcuta” (adoro i soprannomi nordici), perché non è per l’anomala longevità che Harald passò alla storia: suo merito principale fu l’unificazione delle terre scandinave, che sotto il suo regno finirono per corrispondere quasi alla somma delle odierne Danimarca, Svezia e Norvegia. Si trattava di popoli divisi da tradizioni, lingue, usi e costumi profondamente differenti che il saggio Blaatand riuscì a far convivere con una leva religiosa tutta impostata sul cristianesimo. Con ogni probabilità, non si trattò esattamente di una riunificazione pacifica, e ne è testimonianza un monumento conservatosi fino ai nostri giorni su cui è possibile leggere:

«Harald il re fece costruire questi monumenti a Gorm suo padre e Thyre sua madre, Harald che vinse tutta la Danimarca e la Norvegia e convertì i danesi al Cristianesimo.»

Che si sia trattato di conquista o di opera di convinzione, resta il fatto che il nostro Harald ha mantenuto nel tempo la nomea di un sovrano in grado di far dialogare fra di loro soggetti molto differenti, veicolando (o imponendo) un linguaggio comune.

Facciamo adesso un salto fino al 1999 ed atterriamo nei laboratori svedesi di Ericsson: i biondi tecnici hanno appena finito di sviluppare uno standard di comunicazione che possa mettere in comunicazione con una frequenza radio apparati di diversa nascita e correzione. Si tratta di dare un nome alla tecnologia ed ecco il colpo di genio: si prendono le iniziali di Harald Blaatand (H ed R) e li si traducono in alfabeto runico:

Mancava ancora un nome, ma anche questo non è un problema: pare che il Re fosse molto goloso di mirtilli, cosa che portò i contemporanei a definirlo “Dente Blu” (già sottolineato che adoro i nomignoli nordici?). Perfetto: si mescolano le due rune per ottenere un effetto grafico un po’ più creativo, si traduce “Dente Blu” in una lingua lievemente più universale dello svedese ed il logo è pronto:

Mentre spostate le fotografie scattate con il cellulare sul portatile, o mentre scambiate un contatto con il telefonino di un amico senza doverli trascrivere su un pezzetto di carta, ebbene, sappiate che state onorando la memoria di un antico re nordico, vissuto un migliaio di anni prima di voi.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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