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Il Re che diede un nome alla tecnologia

Lo so, avete la mente obnubilate da “Il trono di Spade”, ma il sovrano che vi andiamo a presentare non proviene da Grande Inverno o da Approdo del Re, e riguarda la vostra vita ben più di quanto possiate immaginare.

Eccolo qui:

Vi presento Harald “Dente Blu” Blaatand, vissuto poco più di un migliaio di anni fa. Nato nel 911 d.C, sopravvisse fino alla bella età di 75 anni in anni, vale la pena ricordarlo, affollati da belligeranze varie e malattia mortali pronte a fulminarti ad ogni angolo di strada. Soprassediamo per un istante sul fatto che il monarca fu trucidato – prevedibilmente – dal figlio Sven detto “Barba forcuta” (adoro i soprannomi nordici), perché non è per l’anomala longevità che Harald passò alla storia: suo merito principale fu l’unificazione delle terre scandinave, che sotto il suo regno finirono per corrispondere quasi alla somma delle odierne Danimarca, Svezia e Norvegia. Si trattava di popoli divisi da tradizioni, lingue, usi e costumi profondamente differenti che il saggio Blaatand riuscì a far convivere con una leva religiosa tutta impostata sul cristianesimo. Con ogni probabilità, non si trattò esattamente di una riunificazione pacifica, e ne è testimonianza un monumento conservatosi fino ai nostri giorni su cui è possibile leggere:

«Harald il re fece costruire questi monumenti a Gorm suo padre e Thyre sua madre, Harald che vinse tutta la Danimarca e la Norvegia e convertì i danesi al Cristianesimo.»

Che si sia trattato di conquista o di opera di convinzione, resta il fatto che il nostro Harald ha mantenuto nel tempo la nomea di un sovrano in grado di far dialogare fra di loro soggetti molto differenti, veicolando (o imponendo) un linguaggio comune.

Facciamo adesso un salto fino al 1999 ed atterriamo nei laboratori svedesi di Ericsson: i biondi tecnici hanno appena finito di sviluppare uno standard di comunicazione che possa mettere in comunicazione con una frequenza radio apparati di diversa nascita e correzione. Si tratta di dare un nome alla tecnologia ed ecco il colpo di genio: si prendono le iniziali di Harald Blaatand (H ed R) e li si traducono in alfabeto runico:

Mancava ancora un nome, ma anche questo non è un problema: pare che il Re fosse molto goloso di mirtilli, cosa che portò i contemporanei a definirlo “Dente Blu” (già sottolineato che adoro i nomignoli nordici?). Perfetto: si mescolano le due rune per ottenere un effetto grafico un po’ più creativo, si traduce “Dente Blu” in una lingua lievemente più universale dello svedese ed il logo è pronto:

Mentre spostate le fotografie scattate con il cellulare sul portatile, o mentre scambiate un contatto con il telefonino di un amico senza doverli trascrivere su un pezzetto di carta, ebbene, sappiate che state onorando la memoria di un antico re nordico, vissuto un migliaio di anni prima di voi.

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Comment(2)

  • Yari
    11/25/2012 at 11:23

    Erroraccio, e nn x disattenzione, ma mi sa tanto che chiunque abbia scritto la storiella di Re Harald abbia voluto tagliare corto.
    Infatti, loro a quei tempi, usavano tingersi i denti d blu al fine d sembrare più “cattivo” davanti al nemico. I mirtilli nn c’entrano niente….!

    • Alf76
      11/25/2012 at 12:28

      Ciao Yari, la questione in realtà è molto dibattuta. Wikipedia italiana riporta anche la versione che ho citato qui (peraltro preceduta da un “pare che…”), mentre la versione danese – certamente la fonte dati più ricca disponibile online – sembra dare più credito ad una tradizione più simile a “dente scuro”, propendendo quindi per una semplice malattia ad uno o più denti. Fonte: http://da.wikipedia.org/wiki/Harald_Bl%C3%A5tand

      Non ho trovato invece riferimenti all’abitudine di tingere i denti di blu per dare una immagine di aggressività. Hai qualche fonte, così la inseriamo nei commenti e rendiamo tutto più completo?

      Grazie mille
      Alfonso

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