//Storia di una fotografia: il mostro di Loch Ness

Storia di una fotografia: il mostro di Loch Ness

By | 2012-06-18T08:41:52+00:00 giugno 18, 2012|Fotografia|

Alzi la mano chi non ha mai visto questa:

foto mostro di loch ness

Appurato che sono state pochissime le braccine che si sono alzate (che-vi-credete, dallo spazio fra una lettera e l’altra io vi osservo, eh!), vediamo di raccontare qualcosa su una immagine che ancora oggi popola in forum di tutto il mondo e viene utilizzata come prova dell’esistenza di un dinosauro miracolosamente sopravvissuto al tempo e alla torbidezza di un lago scozzese.

Già, perché per i pochi che non avessero ancora fatto mente locale, quella presentata qui sopra è la più celebre immagine del Mostro di Loch Ness. Una leggenda, pensate un po’, nata nel 565 d.c., quando un religioso irlandese – tale San Columba – descrisse le esequie di un cittadino ucciso da una “immonda bestia marina” uscita strisciando dalle onde del Ness, fiume emissario del quasi omonimo specchio d’acqua. Mostro marino (in acqua dolce…) naturalmente scacciato dalle preghiere dello stesso Santo, a cui viene accreditata anche una resurrezione, a testimonianza del fatto che in quegli anni non ci si faceva mancare niente.

E niente non ci si faceva mancare niente neppure nel 1934 quando, dopo un paio di avvistamenti macchiati dalla mancanza di documentazione e – soprattutto – dalla qualità e quantità di birra consumata nei pub siti nei dintorni, esploratori, scienziati e fotografi furono inviati sulle sponde del lago alla ricerca della prima immagine di Nessie, nomignolo che fu affettuosamente attribuito al presunto inquilino del lago. Uno di questi, “Duke” Wetherell, noto cacciatore di animali di grossa taglia, fu addirittura licenziato per non essere riuscito a provarne l’esistenza, ed architettò una maligna vendetta. Contattato il dottor Kennet Wilson (stimato ginecologo londinese, e ci sarebbe da chiedersi cosa ci facesse un ginecologo londinese a Loch Ness, fatte salve le considerazioni sull’ottimo doppio malto), l’arrabbiatissimo Spurling convinse il ben più credibile medico a rivendicare come propria la fotografia che vi abbiamo mostrato, oggi nota (e il motivo sfugge ai più) come “la foto del chirurgo”. Si trattava in realtà di un sottomarino giocattolo dotato di una testa e di una sorta di coda, come evidenziato circa sessanta anni dopo dal figliastro del curioso personaggio, che ne mostrò una riproduzione.

“We’ll give them their monster”, dichiarò Duke alla sue famiglia. Ed era stato davvero così: la fotografia finì in prima pagina sul Scottish Daily Record e smuove ancora oggi le fantasie più sfrenate di chi, romanticamente, vorrebbe ancora credere ad un essere fantastico e ad un mondo inesplorato e rimasto sostanzialmente incontaminato.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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