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Recensione romanzo Io sono il Libanese di Giancarlo De Cataldo

By | 2016-02-29T23:53:34+00:00 luglio 8, 2012|Lettura, Libri, Recensioni|

A dieci anni esatti dalla pubblicazione di “Romanzo criminale”, Giancarlo De Cataldo torna ad occuparsi della più famosa banda criminale della nostra storia, e lo fa puntando il suo inesorabile obiettivo sulla genesi della carriera di uno dei suoi protagonisti più rilevanti. Che il romanzo originale fosse un piccolo capolavoro lo dimostrano un paio di aspetti: prima di tutto, la sua fortuna sia cinematografica che – soprattutto – televisiva, con una doppia serie diventata rapidamente di culto. Inevitabili le polemiche per uno sceneggiato che rischiava di non sottolineare a sufficienza il carattere tragico ed eversivo del percorso delinquenziale; da appassionato lettore dei romanzi di De Cataldo e convinto fruitore del serial, le comprendo solo parzialmente, perché mi e’ sempre sembrato che le figure di onesti servitori dello stato della squadra del commissario Scialoja bilanciassero ampiamente il tutto.

In questa sua nuova avventura editoriale, l’autore concentra l’attenzione sul Libanese, e ne sottolinea in forte misura “l’inevitabilità” della sorte: indagato il tessuto sociale in cui e’ cresciuto, il destino sembra tracciato. E l’incontro con Giada, studentessa rivoluzionaria proveniente dai quartieri-bene e capace di appassionarsi per una notturna discussione sul socialismo reale, ne è in qualche modo la conferma. Perché giocare alla Rivolta con i soldi di papà in tasca è un po’ più facile, e per chi emerge da una periferia fatta di fognature non allacciate è – comprensibilmente – fastidioso.

“Scivolando via nella notte, si disse che, in fondo, lei non aveva torto, quando diceva che loro due stavano dalla stessa parte. C’era davvero qualcosa in comune, fra loro. Si vergognavano tutti e due. Lui di non avere niente, lei di avere troppo”

Il confronto con Giada diventa così decisivo: il Libanese comprende quel che vuole diventare, tirapiedi di nessuno e Re di Roma, in una città dove “ognuno ci ha la sua batteria, e basta e avanza, chè a Roma, se sa, due semo troppi, e tre è già ‘na folla“. Il resto lo faranno una banda di amici ed il primo incontro, solo appena accennato, con il Freddo.

Lettura certamente divorante, che chiude le imposte al tempo e che, per lo spessore nel disegno dei personaggi, piacerà anche ai pochi che non abbiano incrociato il percorso letterario o televisivo sella banda oltre che, naturalmente, a tutti coloro che al Freddo, al Dandi e al Libanese hanno finito per affezionarsi.

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Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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