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Milano e il PAC ricordano la strage di Via Palestro

Alle 23.14 del 27 luglio 1993 ero a casa con mia madre. Papà era uscito, vado a memoria ma sono abbastanza certo che fosse ad una riunione della Federazione Italiana Aero Modellismo. Ricordo la tv interrompere la sua normale programmazione con la notizia di una autobomba esplosa di fronte al PAC di via Palestro. I cellulari non riempivano ancora le nostre tasche e le nostre borse, ogni contatto era impossibile. E noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo al suo rientro.

Milano ha ricordato ieri le cinque vittime dell’attentato di diciannove anni fa. Lo ha fatto pacatamente, come è tipico della città meneghina, con una sobrietà che non va scambiata per dimenticanza: la ferita impressionante è rimasta negli occhi di tutti, ed è un colpo che è stato naturalmente fisico – le fotografie sono toccanti anche a distanza di anni – ma soprattutto psicologico. Tutti, a Milano, ricordano cosa stessero facendo quella sera.

Un ricordo che non si esaurisce nella mente dei cittadini del capoluogo lombardo ma coinvolge tutti e ieri ha inevitabilmente coinvolto anche  le istituzioni. In via Palestro si è tenuta infatti una cerimonia di commemorazione, e sullo stesso marciapiede in cui si consumò quella strage, ieri sera le corone di fiori erano un monito ulteriore a non dimenticare e a non abbassare mai la guardia.

Il PAC era naturalmente aperto, straordinariamente fino alle 24. Ad attendere i visitatori non c’era soltanto la mostra dell’israeliano Elad Lassry, di cui vi racconteremo nei prossimi giorni. All’ingresso veniva distribuito un semplice foglio A4, una fotocopia che poteva apparire modesta ma che ospitava un racconto di Gianni Biondillo pubblicato nel 2009 su “I love Museum”, rivista dell’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiana. Anche lo scrittore milanese ha voluto ricordare il suo 27 luglio 1993 e la rinascita del polo espositivo nel 1997: sono parole bellissime e toccanti.

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