© Festival del film Locarno

Un giovane insegnate molto frustrato e un po’ stralunato perde il lavoro e sbarella, così prima di andarsene dall’edificio decide di portare con sé una studentessa. Si, esatto, prende quello che a tutti gli effetti è un ostaggio, anche se molto collaborativo, per nulla terrorizzato e quasi consenziente. Lei è una delle studentesse più carine (ed un volto a noi noto, lo scorso anno Yaara Pelzig è stata qui a Locarno per la presentazione di “Hashoter”, film che con nostro sommo gaudio era stato premiato), ed oggi è il miglior ostaggio di tutti i tempi.

Tra una freddura e l’altra, i due iniziano un’improbabile convivenza che va ben presto a coinvolgere e travolgere una seconda dama: la di lui fiamma di un tempo che infine diviene la compagna di avventura (e non solo).

Tutto è accelerato, prima o poi arriverà la polizia, quindi i protagonisti hanno pochi giorni per instaurare un rapporto equilibrato ed appagante. Così danno vita ad un legame affettivo a tre un po’ folle che, nell’attesa dell’arresto del prof., regala loro delle intense e memorabili giornate, ricche anche di illeciti, ma che di sicuro li fa sentire vivi e amati. Nessuna pallottola (o quasi) e gli inseguimenti sono brevi e non a mille miglia su infuocate autostrade, seguiamo solo tre persone con frustrazioni molto comuni e un gran bisogno d’affetto che colmeranno grazie ad una manciata di giornate surreali e rocambolesche che ricordano a tutti cosa significhi avere un’esistenza e provare forti emozioni.

Il film è in bianco e nero, ci fa ritrovare volti noti non solo in patria e la colonna sonora è superlativa. Un’opera con tutte le carte in regola per essere un gioiellino di drammatico sarcasmo grazie alla sua semplicità e freschezza. Dispiace quindi che manchi quella marcia in più, necessaria a fargli spiccare il volo che gli assicuri un vero podio oltre a quello tutto nostro. Di sicuro è  una conferma che il cinema israeliano sia competitivo e da tenere d’occhio!

Voto definitivo: 6 ½, che ammetto di aver alzato alla fine della visione della categoria Cineasti del Presente, perché quest’anno ho fatto il pieno di cinema “sperimentale” che prende in prestito da tutte le forme artistiche dimenticando le caratteristiche proprie della settima arte. Quindi, questa storia ancorata al cinema come piace a me ha tutto il mio sostegno.

Condividi