Ma se domani... > Fotografia > Storia di una fotografia: il primo passo dell’uomo sulla Luna

Storia di una fotografia: il primo passo dell’uomo sulla Luna

Pochi giorni fa abbiamo pianto la scomparsa di Neil Armstrong, primo uomo a mettere piede sulla Luna nel 1969. E che l’immagine dell’orma dello scarpone astronautico americano sul suolo lunare sia tra le più note e significative del secolo scorso è una assoluta certezza. Si tratta ovviamente, come è naturale in questi casi, di una immagine che ha ispirato pubblicità, rivisitazioni, e che è stata riprodotta in una serie infinita di varianti.

Ma – e qui tenetevi forte – si tratta anche di una immagine che ha prodotto un falso ancor prima di essere sviluppata e, forse, addirittura prima di essere scattata. Vi state domandando come sia possibile? Cominciamo con l’originale, eccovela qui:

il primo passo dell'uomo sulla Luna

Liberiamo subito il campo da possibili equivoci ed evitiamo che nikonisti e canoniani si scannino fra di loro inutilmente: le macchine fotografiche utilizzate dalla NASA sono sempre state modelli Hasselblad rielaborati in laboratorio, una sorta di tradizione nata quando – e scorrevano i mesi dell’anno di grazia 1962 – l’astronauta Walter Shirra ne acquistò un esemplare in un negozio di Houston. Subito dopo lo sbarco sulla Luna, ad essere utilizzata fu dunque una Hasselbald EDC, modello derivante dalla 500 EL adattata all’utilizzo spaziale con un obbiettivo 60 mm polarizzato ed un vetro posto a contatto con la pellicola dotato delle croci di riferimento che siamo abituati a osservare negli scatti lunari. E abbiamo utilizzato un termine chiave per la storia che stiamo raccontando: “pellicola”. I corpi macchina furono infatti abbandonati sul nostro satellite per poter riportare sulla Terra il maggior numero possibile di campioni rocciosi, a differenza dalla parte posteriore che contiene la pellicola, e che nelle Hasselblad era rimovibile.

Ma se la pellicola con le prime immagini lunari ha dovuto attendere il rientro delle attrezzature dal viaggio spaziale, e se la fotografia digitale e l’invio di jpg istantanei era disponibile soltanto nelle menti dei più fantasiosi scrittori di fantascienza, come ha potuto “Il Messaggero” di Roma pubblicare questa prima pagina il giorno successivo allo sbarco?

Semplicissimo. Come ben evidenziato dalla suola, clamorosamente differente rispetto a quella che effettivamente lasciò impressa la prima orma umana sul nostro satellite, si tratta di un falso, peraltro ben studiato: in nessun punto della didascalia si fa riferimento al fatto che si tratti effettivamente di una immagine giunta dalla Luna, e l’effetto sulle vendite di quello che – con ogni probabilità – era solo il segno di uno scarpone su una spiaggia fu imponente.

A distanza di anni, rimane il ricordo di una foto re-interpretata ancor prima di essere scattata, imitata quando ancora non era stata sviluppata. E non è una bella storia?

Related posts

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi