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L’âge Atomique – Una nuova confezione per una storia vecchia

Poche ore fa ha chiuso i battenti il Milano Film Festival. Dedichiamo il post di oggi ad un film (del concorso lungometraggi) che ci ha seguiti dalla sezione Panorama dell’ultima Berlinale.

Opera della francese Héléna Klotz (figlia del regista Nicolas Klotz e della sceneggiatrice Elisabeth Perceval), che ha riscontrato successo in molti dei festival in cui è stata presentata. Di passaggio proprio in questi giorni al nostrano Milano Film Festival 2012, è occasione per vedere la pellicola che si è aggiudicata il premio FIPRESCI (Fédération Internationale de la Presse Cinématographique) all’ultima edizione della Berlinale. La curiosità è molta anche perché sin dal titolo si comprende che il film focalizzerà su quella fase di passaggio dall’adolescenza all’età adulta tanto difficile per tutti.

Victor e Rainer, i due protagonisti, non fanno eccezione, sono giovani e si strafanno di red bull corretta con super alcolici, probabilmente per superare paura e/o vergogna nell’addentrarsi nella vita (notturna) del giorno d’oggi. Li seguiamo durante una notte qualsiasi per le vie di una provincia parigina che se non fosse per la torre Eiffel, che troneggia fuori dai finestrini della metropolitana, si stenterebbe a riconoscere. Lontano dagli illuminatissimi viali e dai localini caratteristici dei quartieri carichi di storia della Ville Lumiere, i due ragazzi trascorrono una delle tante noiose serate in un anonimo locale insieme ad una vera e propria orda di giovani che, assiepati, trovano l’oblio grazie alla musica assordante.

I due sono abbandonati a loro stessi, non hanno ben chiaro cosa dia loro piacere e felicità, sono insicuri sulla loro sessualità e non sanno cosa stuzzichi i loro istinti. Al momento uno ama l’altro che ama tutte le donne che incontra (e vorrebbe farsele) pur di non affrontare il proprio amico e dirgli apertamente che non prova il medesimo sentimento nei suoi confronti (ma forse non ne è davvero convinto quindi temporeggia), l’ascendente di uno sull’altro è notevole e l’amicizia che li lega è davvero forte. Confusione, errori, spavalderia sono gli elementi negativi che fanno da contraltare alla purezza, all’amicizia, al coraggio di vivere. Insomma, una foto già vista.

Molto il chiacchiericcio legato a questa pellicola dedicata al delicato periodo della vita in cui gli ormoni comandano e si subisce l’umore altalenante a seconda dell’orario, del meteo e di chissà cos’altro, senza comprenderne bene il motivo. Argomento affrontato più volte da molti cineasti, tra i quali spicca quel Bertolucci che ci ha regalato opere pittoresche (alcune anche molto discusse) in proposito; il taglio scelto oltre ad essere un costante dejà vu non spezza il legame col passato, non rompe gli schemi del comune senso del pudore e non scandalizza in alcun modo; e la visione onirica in cui si citano brandelli di poesie segue solo l’attuale moda.

L’autrice è figlia d’arte, quindi gridare al miracolo per quanto la confezione sia ben fatta pare un po’ eccessivo: la ragazza ha da sempre accesso all’agenda di famiglia e probabilmente da quando era piccina riceve regali di compleanno dai maggiori produttori, tecnici audio – video etc. del paese, quindi non avrebbe dovuto stupire il contrario? Che sia abile con macchine da presa ed altri ammenicoli è piuttosto ovvio, noi avevamo i giocattoli lei gli strumenti di papà 😉

La sceneggiatura diviene quindi l’oggetto del contendere, scritta con mamma (!) quindi, di nuovo, rimaniamo stupiti che in poco più di 60 minuti riesca ad assopire lo spettatore nonostante sia munito delle migliori intenzioni. Poco ritmo, un lungo soffermarsi sul duo che si sballa e sugli effetti delle droghe, immedesimazione assente e dopo il quarantesimo minuto è una sofferenza… vedere per credere.

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