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Recensione film Un giorno speciale

Gina si alza, mamma la aiuta a prepararsi, doccia, qualche ritocco con la pinzetta, quindi il trucco e la vestizione con abito e scarpe nuove e poi fuori… sino al piazzale distante da casa quel poco per non mostrare il complesso periferico in cui vivono. Arriva un auto di lusso, un autista accoglie la giovane, un abbraccio alla madre e via verso il centro di Roma. Al volante c’è Marco, un ragazzo come Gina, non si conoscono, lei è l’ospite lui l’autista della persona importante che attende la ragazza. Marco è al suo primo giorno di lavoro, Gina è all’ultimo giorno spensierato della sua esistenza.

Così  si apre il film presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia da Francesca Comencini, una storia moderna, semplice, diretta e molto reale. Siamo nella nostra Italia, in cui per trovare un lavoro le famiglie sono disposte a tutto pur di ottenere utili contatti ed i giovani disincantati sfruttano ogni momento per fare quelle ragazzate tipiche della loro età, per le quali però hanno sempre meno tempo. Adulti subito è il motto del nuovo millennio!

Marco deve ringraziare la mamma, gratuita perpetua per anni, Gina la mamma per il bel musino e per aver assecondato le sue aspirazioni al punto di smaltarle le unghie il giorno del grande appuntamento con il “politico importante”. La concorrenza è tanta, le pretese sempre le stesse. Tutti sappiamo cosa accadrà quindi ci concentriamo sulle ore che separano Gina dall’incontro cruciale. I due, infatti, si ritroveranno inaspettatamente a dover trascorrere una giornata insieme. Si divertiranno, mangeranno a sbaffo, faranno bravate ma soprattutto si conosceranno, si accorgeranno di quanto sono simili e affini. Alla fine si piaceranno e quando la favola sembra volgere al meglio, ovviamente verranno ricondotti alla realtà.

Il film si basa su un libro (e ci risiamo) “il cielo con un dito” scritto da quel Claudio Bigagli che si divide tra la tastiera ed il set. Attore noto ai più per la sua parte in “Mediterraneo”, in 130 pagine tratteggia una fotografia semplice, triste ed assodata di quello che pare essere l’unico modo per andare avanti ed avere un futuro migliore (forse). I fatti di cronaca sicuramente hanno fornito notevoli spunti, guardare e soprattutto ascoltare le persone per strada pure. Quindi se da un lato l’idea è lodevole, il libro è un ibrido tra un racconto e un romanzo che per la sua brevità si fa leggere, al contrario la pellicola ci lascia piuttosto perplessi.
L’amore per i primi piani, le inquadrature strettissime, i colori sgargianti, l’azzurro imperante che sin dalle prime immagini si impongono ci fanno ben sperare, ma i dialoghi, la recitazione acerba e la storia piatta che scorre scolasticamente (con evidenti tributi alla cinematografia italiana) non sono per nulla convincenti. Il pathos manca e l’argomento viene talmente banalizzato da suscitare un’ilarità in sala poco consona al dramma messo in scena.

Voto: 5. Non scendo oltre per rispetto nei confronti dell’impegno del giovane cast (e non solo).

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