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Foto o disegni? Foto E disegni!

Ogni tanto qualcuno mi domanda perché mi piaccia così tanto la fotografia. E la risposta è sempre complessa e piuttosto articolata, finché non mi accorgo che volevo dire tanto e non ho detto niente. È che c’è davvero tanto in una passione, spiegarla senza fare confusione non è per nulla facile: mettiamoci il fatto di eternare un istante che è passato e non sarà mai più, aggiungiamoci la possibilità di raccontare una storia ed un momento, e sommiamoci anche l’influenza di un fratello che ne ha fatto un’arte ed una professione, e i miei occhi pieni di meraviglia davanti al monitor con i suoi scatti.

Ma c’è ancora qualcosa: c’è il fatto di non aver mai avuto alcun talento artistico (scrittura, forse, esclusa), consapevolezza raggiunta in lunghe ore di scuola a osservare compagni di classe in grado di inventare con una matita in mano, mentre i miei patetici tentativi di raffigurare una tigre con il carboncino finivano per dare luogo a segni pittorici comparsi forse negli incubi di qualche imbrattatele. In terza liceo decisi di darmi un’ultima possibilità, e di tentare la strada della natura morta. Quando il torsolo di mela su cui avevo faticosamente lavorato fu scambiato per un posacenere – segno forse di una precoce passione per il tabacco – appesi il pennello al chiodo.

Immaginate dunque l’invidia con cui vado a presentarvi cose come questa:

Ben Heine riesce a esprimere la somma di due talenti. Insieme. Ed io, che normalmente rifuggo da trucchi fotografici di bassa leva, che odio il seppiato più di un uragani estivo in spiaggia e mi farei torturare piuttosto che post-produrre un misto bianconero/colore, davanti a queste immagini rimango impietrito.

E finisce che non mi importa come Ben sia giunto a questa sintesi, se ci sia un generoso ricorso all’amico Photoshop e se questa curiosa forma di collage sia del tutto originale o meno. Quello che succede è che in queste opere un po’ mi perdo, che mi sembra di ascoltare una voce narrante, e che i cani diventano personaggi romanzeschi e i musei sogni di bambini.

E questa è, davvero, l’unica cosa che conta. Le creazioni di Ben sono visitabili qui

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Comment(1)

  • i
    10/10/2012 at 01:11

    Sorrido, ma tanto peró. Bellissimo.

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