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Recensione romanzo Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad

Vuoi vedere che ci hanno preso per i fondelli?

Ci hanno fatto credere che la bellezza fosse tutta lì, dove il campione alza il trofeo, i vincitori vengono portati in trionfo, il leader trascina la massa e si lotta per un po’ di visibilità e per essere riconosciuti, diventare “uno su tutti” e mettere la distanza fra noi è “uno di molti”. Ce lo hanno fatto credere in tv, ce lo hanno raccontato al lavoro, e persino quando abbiamo fatto uno sport di squadra tutto spingeva a cercare di emergere, a distinguersi.

E noi ci abbiamo creduto, in un qualche momento. Chi più e chi meno, ma ci abbiamo creduto: primeggiare, essere riconosciuti, ottenere le luci del palcoscenico in nome dell’”IO a tutti i costi”, diventare mediamente famosi e avere a che fare con i migliori del ramo era diventato un elemento essenziale, e persino brillare di luce riflessa era preferibile all’oscurità dell’anonimato.

Poi si cresce e ci si rende conto – lentamente – che la Storia la facciamo tutti insieme. Poco alla volta il tuo giocatore preferito non è più la punta da venti gol a stagione ma l’oscuro centrocampista che macina chilometri, perché

 

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)

quando si tratta di scegliere e di andare,

te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,

che sanno benissimo cosa fare

 

per dirla alla De Gregori, e il protagonista della tua storia diventa Buzz Aldrin, quello che sulla Luna il piede ce lo ha messo per secondo, e si fa fatica a ricordare.

E allora arriva Johan Harstad, talentuosissimo e giovane autore norvegese che in Italia ci è stato regalato da Iperborea, a raccontarci di Matias, uno che si è dedicato all’anonimato e di Buzz Aldrin ha fatto un suo idolo, il simbolo di coloro che fanno il loro mestiere al meglio, completano il loro progetto e poi ritornano in ordine nella folla. E in quella che può apparire come una discesa agli inferi, intervallata da citazioni rockeggianti, questo incredibile protagonista letterario affronterà qualcosa di apparentemente insopportabile, in una successione di citazioni ed emozioni travolgenti. In uno scenario assolutamente suggestivo, Matias si svelerà ai lettori come uno specchio del loro essere e del loro volere, in una trama lucida e affilata e con personaggi solo apparentemente di contorno che meriterebbero ciascuno un post a parte.

Ed io che sto infilando libri da cinque stelle anobiiane in successione, beh, con Matias ho fatto davvero un bel viaggio, dolcissimo, confuso, vivo, reale.

La citazione:

“Certe persone non vogliono il mondo intero, anche se potrebbero averlo. Certe persone non vogliono un paese tutto per loro. Certi vogliono solo essere una parte del tutto. Utile, anche se modesta. Non tutti hanno bisogno del mondo intero.”

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