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Film Il matrimonio che vorrei: la terza età mette al tappeto la routine

“Il matrimonio che vorrei” è la storia di una coppia insieme da una vita, in cui oramai ciascuno conosce ogni gesto, abitudine, vizio e virtù dell’altro al punto da rendere superfluo il dialogo. La routine è sincronizzata, l’ingranaggio è ben oliato, ogni desiderio o necessità sono conosciuti e soddisfatti dal coniuge con movimenti ben calibrati. Ma quella casa perfetta e quella quotidianità ovattata, in cui Kay e Arnold vivono, sta trasformandosi nella loro rovina. Kay se ne rende conto e, complici un libro, qualche ricerca ed i risparmi, impone ad Arnold una soluzione per riaccendere il desiderio e tornare ad uno scambio: trascorrere una settimana in terapia intensiva di coppia con un luminare che riceve in uno sperduto paesino nel Maine, Hope Springs.

Kay ha il volto della splendida Meryl Streep ed Arnold quello di Tommy Lee Jones, un duo di stelle con sufficiente esperienza da riuscire a reggere sulle proprie spalle una pellicola nella sua totalità, cosa che, peraltro, viene confermata proprio in questa occasione. Il film ruota intorno alla coppia Kay-Arnold, la cinepresa è tutta per loro, in casa e mentre battibeccano sul divano dell’analista. Perché, appunto, l’unico non protagonista con cui dividono il set è il serafico, sorridente e tranquillo Steve Carell, il terapeuta dei miracoli, cosa che fa risaltare la mimica degli attori e la credibilità della situazione ai nostri occhi che ben presto si fanno guardinghi. Bastano poche battute, infatti, perché si diffonda in sala la perplessità. C’è qualcosa che non va, ma non riusciamo ad individuare la nota stonata.

La sceneggiatura ironizza su un argomento senza frontiere, su una fase del rapporto di coppia sempre in agguato che diviene un vero e proprio spettro raggiunta quell’età in cui la conoscenza reciproca è a livelli altissimi. E non solo, vuole indurci a non sentirci spenti, a non arrenderci all’anagrafe, ad assecondare i nostri istinti e bisogni, ma allora come mai ci sentiamo confusi e ci pare tutto triste e patetico? E’ la realtà ad essere davvero così desolante oppure è la storia che stiamo vedendo?

L’immedesimazione dovrebbe essere immediata, in molti si dovrebbero ritrovare in questo matrimonio che ha perso la scintilla, in tanti dovrebbero riconoscere nei volti degli attori  gli sguardi sconsolati, tristi e rassegnati di alcuni dei propri affetti, e alcuni sicuramente dovrebbero temere di aver già imboccato il sentiero che li porterà a finire come Kay e Arnold. Ma tutto questo non avviene (!), altrimenti perché mai, riesco a consigliare quest’opera solo alla nonna ottuagenaria? Meryl Streep, svestiti i panni della Lady di Ferro, pare davvero un’ anonima donna benestante di provincia segnata dal tempo e Tommy Lee Jones è tanto apatico ed arrogante da suscitarci irritazione quando si ostina a negare l’evidenza, eppure non sono convinta….

A questo punto rimangono solo due possibilità: che sia il registro del film, l’opera è triste e malinconica e si ricorda di essere una commedia solo alle battute finali, che risultano fuori tempo massimo dopo troppa amarezza e noia sia sullo schermo sia in sala, oppure siamo noi, inconsapevoli Arnold,  a rifiutare il messaggio perché ci ricorda  quella noia, presente anche nella nostra quotidianità, che non vogliamo affrontare.

Voto 6. Impossibile affossare le abilità dei due protagonisti.

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Comment(1)

  • Marina Bacchieri
    10/22/2012 at 05:32

    Sono perfettamente d’accordo! il film , al di là di qualsivoglia hope, result un insieme di spunti e di motiivi Che non trovano quasi Mai un interessante e/o divertente(il film dovrebbe far ridere)sviluppo. Bruttissimo il finale

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