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Recensione film Taken – Io vi troverò

Vi ricordate il Jack Ryan citato pochi giorni fa dal nostro esperto di libri? E quel meraviglioso misto di adrenalina e thriller che era “Frantic” di Roman Polanski? Non scorderò mai il volto sudato e lo sguardo stravolto di Harrison Ford mentre vagava di notte per una sconosciuta Parigi alla ricerca della propria moglie misteriosamente scomparsa. Tramortito, in terra straniera, con una insormontabile barriera linguistica, solo contro un nemico oscuro. Pietra miliare di una filmografia tipica degli anni 80 e parte della decade successiva, molti rimanevano ammaliati dalle vicende dell’eroe per caso di turno, l’uomo qualunque, goffo, che per mille sfortune si ritrovava in situazioni più grandi di lui e doveva sopravvivere ad un nemico ignoto e potente.

Col cambio di millennio, però, questo genere è scivolato nell’oblio a favore di pellicole più roboanti e sparatutto in cui l’eroe, pur avendo ragione, è quasi antipatico e sicuramente muscoloso (una vera macchina per uccidere) ed in cui la suspense ha lasciato il posto alla violenza. La nostra fame di rumore e sangue è aumentata di pari passo con l’avvento della tecnologia: oggi tutto deve strabiliare, gli effetti speciali sono un must e sembra che a breve l’occhialino per tuffarsi nella terza dimensione sarà la normalità nei cinema (e io di ciò ancora non mi capacito…).

Di pochi giorni fa la notizia a sorpresa (!) che il tanto atteso “Argo” è stato scalzato dal podio dei film più visti negli Stati Uniti da “Taken – La Vendetta”. La pellicola che sta sbancando i box office americani è il secondo capitolo di un’opera passata in sordina: “Taken”, da noi bizzarramente tradotta “Io vi troverò”. Opera del 2008 con Liam Neeson nei panni di un padre apprensivo che per amore della famiglia lascia il lavoro, ma non dimentica l’addestramento ricevuto dal governo, che gli tornerà presto utile.

Il cinquantenne papino vola nella Ville Lumiere in soccorso alla figlia adolescente che, in ferie con una amica e proprio mentre al telefono con lui, viene misteriosamente rapita. Un uomo solo, di mezza età, deve riportare a casa la sua bambina, nessuno può o vuole aiutarlo, è solo contro una città ed i suoi misteri. Per fortuna che, a differenza di altri eroi del passato, Bryan è una perfetta macchina per uccidere. Forte della sua familiarità con armi e di una agenda ricca di contatti utili s’imbarca in questa avventura, quasi la stesse aspettando.

Il profumo di déjà-vu è ovunque, le situazioni sono tutte da manuale, ogni scena anche la più improbabile (e sono molte) è prevedibile, ma forse proprio per questo motivo piace al pubblico. Lui è uno di noi, ci fa sognare di poter diventare un giorno dei super eroi (per lo meno agli occhi dei nostri cari), mostra la realtà che ci circonda con tutti i sui pericoli quindi l’immedesimazione non può che essere massima. L’assenza di effetti speciali, l’adrenalina a livelli normali e un protagonista sprovvisto di fisico allenato aggiungono il tocco finale e poco importa che non sia frequente avere agenti segreti nel parentado pronti a gettarsi a capofitto in un salvataggio transoceanico.

Voto: 6 -, ritmo debole e storia paradossale, ma la confezione come una volta piace, quindi lo segnaliamo.

 

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