//Un progetto fotografico… alla finestra

Un progetto fotografico… alla finestra

By | 2012-11-04T16:09:11+00:00 novembre 4, 2012|Fotografia|

E’ un tardo pomeriggio di una giornata qualunque, il sole sta lasciando spazio alla prima oscurità, e tu stai tornando a casa. Cerchi la chiave giusta, apri il portoncino, noti un foglietto scritto a mano ed infilato nella tua casella della posta. Lo leggi mentre entri in casa e lasci cadere la borsa sul divano, e dice così:

 

“Caro sconosciuto, sto lavorando a un progetto che riguarda persone che non conosco. Questa sera posizionerò la mia macchina fotografica fuori dalla tua finestra, nascosta da qualche parte.

Se non ti disturba l’idea di essere fotografato per favore mettiti in piedi al centro della finestra e guarda fuori, precisamente tra le 21.00 e le 21.10. Resterò lì per dieci minuti, farò una fotografia di nascosto poi me ne andrò. Se troverò chiuse le tende capirò che non sei interessato.”

 

Tu non lo sai, ma il mittente del messaggio è Shizuka Yokomizo, una fotografa giapponese che, dal 1998 al 2000, ha dato vita ad un progetto artistico dal titolo, evocativo ed appropriato, di “Strangers” le cui modalità erano perfettamente rappresentate in quel biglietto che si chiudeva con una firma altrettanto coinvolgente: “Faithfully, Artist.”.

 

Shizuka dichiara di non aver mai parlato con alcuno dei personaggi ritratti. I curatori di alcune delle sue personali hanno voluto provare a rintracciarli, superando in qualche modo quello che voleva essere un rapporto assolutamente paritetico fra fotografo e fotografato: da una parte l’imbarazzo per una sensazione sicuramente estraniante – ben rappresentata dalle espressioni impressionate – e dall’altra un controllo minimo di quel che sarebbe potuto accadere, anche in termini di luminosità, posa, ambientazione.

 

Vi lascio alla riflessione su quanto il successo di un percorso di questo genere sia legato ad una sorta di voyeurismo o di quanto invece abbia a che fare con i pensieri che tutti abbiamo avuto passando in treno vicino ad una finestra illuminata, chiedendoci chi vi abitasse e quale vita nascondessero quelle mura. Io ne son rimasto rapito, qualunque sia la motivazione.

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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