Un vero mirino, una vera raffica

La storia della fotografia di oggi ci porta in Francia e ci regala anche un bel salto indietro nel tempo: siamo nel 1882, ed incontriamo un fisiologo – pensa te – lì dove la fisiologia è quella “scienza integrata che utilizza principi chimico-fisici per spiegare il funzionamento degli esseri viventi, siano essi vegetali o animali, mono o pluricellulari”. Mentre ringrazio Wikipedia vorrei sottolineare che la chiacchierata potrebbe sembrare noiosa ma non lo diventerà: alla fine del secolo scorso, esercitare e studiare questa disciplina significava anche e soprattutto farsi “artigiani”, inventare strumenti e tecnologie che non fossero a disposizione dell’uomo ed integrare la consultazione di testi e tavole anatomiche con un bel po’ di lavoro manuale.

Il fisiologo, dunque, è Étienne-Jules Marey. Nonostante il cognome da pop-star americana era francese, e a dimostrazione della natura assolutamente manuale degli studi durante anni così complessi,  è stato un vero e proprio inventore. Eviterei di ammorbarvi con una serie di apparecchi tecnici da lui ideati che diedero nuovi impulsi all’analisi della circolazione sanguigna e delle attività elettriche del cuore, e mi concentrò su un solo punto: nel suo percorso, Marey volle dedicarsi allo studio del movimento animale, e per farlo aveva la necessità di catturare un gran numero di immagini nel minor tempo possibile.

Negli stessi anni, in Inghilterra il buon Eadweard Muybridge stava lavorando nella stessa direzione, posizionando 24 fotocamere lungo il tracciato di corsa di un cavallo ed ottenendo le prime immagini a dimostrare che l’equino al galoppo sollevava del tutto le zampe da terra (ne furono felici decine di pittori smentiti clamorosamente nella loro ritrattistica ufficiale).


A Marey la cosa piacque, pur trovando leggermente scomodo posizionare due dozzine di corpi macchine ad ogni esperimento, e senza calcolare che sarebbe stato complicato convincere un airone a muoversi parallelamente agli obiettivi ed in linea perfettamente retta. Da qui, il colpo di genio: invece di 24 macchine con una lastra a disposizione, perché non utilizzare dodici lastre su un solo apparecchio?

La tecnologia in pochi anni ha fatto passi da gigante, e Marey arriva a disegnarla:

Fermatevi un attimo a pensarci: dovendo “mirare” verso un animale e seguirne il volo o il percorso, “sparando” una “raffica” di immagini, una soluzione del genere è così difficile da immaginare?

Ed ecco il risultato in una immagine di Marey del 1885

Era nato il fotofucile, che ha ancora oggi alcuni emuli entusiasti. Pensateci, quando utilizzerete il mirino della vostra reflex, e impugnandola scaricherete una raffica di .jpg nella vostra scheda di memoria.

About Alf76

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

N.B. i campi Name, Email e Web site sono OPZIONALI

Speak Your Mind