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Storia di una fotografia: la schiacciata di Vince Carter

Se sei statunitense e ti dicono “Daytona Beach”, rispondi immediatamente “NASCAR”: la cittadina della Florida è infatti una delle capitali automobilistico-sportive degli USA. Eppure, a Daytona Beach nasce, il 26 gennaio 1977, il protagonista della storia della fotografia di oggi.

Ed è proprio nella Daytona Beach Mainland High School, liceo certamente non di primo piano nel panorama cestistico americano, che il giovane comincia a dimostrare doti atletiche decisamente sopra le righe. Se ne accorgono anche i Tar Heels, nel college della Carolina del Nord in cui ha giocato – per dire – anche un certo Michael Jeffrey Jordan, prima di diventare uno dei più grandi giocatori che la palla a spicchi possa ricordare. Se ne accorgono e lo accolgono, consci di aver ingaggiato il più incredibile schiacciatore disponibile nelle giovanili.

Si chiama Vincent Lamar Carter, tutti lo chiamano “Vince” ma non durerà: nel 1998 approda all’NBA nei Toronto Raptors, ed i giornali coniano nuovi soprannomi: “Vinsanity” e soprattutto “Air Canada”, a testimonianza di una attitudine a giocare sopra il ferro e a raggiungere altitudini che sembravano proibitive. Nel 2000 vince la gara delle schiacciate all’All Stare Game per acclamazione, con una serie di prodezze che restano ancora oggi nella memoria di tutti gli appassionati e che comprendono un 360° di potenza mai vista, un terzo tempo da dietro il canestro quasi imbarazzante, un semplice saltino con cui si eleva fino al punto di poter rimanere appeso al ferro con tutto l’avambraccio ed una meraviglia finale in mezzo alle gambe che gli fa pronunciare davanti alla telecamera l’ormai celebre “It’s over”.

Lasciamo per un attimo Vince Carter ai suoi balzi prodigiosi e spostiamoci per un istante in Francia, dove è nato e cresciuto Frederic Weis. E’ un buon centro di 2.18 m, non indimenticabile ma capace di centrare un paio di Coppe Korac e di approdare alla nazionale francese qualificata per le Olimpiadi di Sydney 2000. Ed è sul parquet australiano che, il 25 settembre di quell’anno, è posizionato a protezione del proprio canestro, quando Vince Carter recupera la palla all’altezza della linea dei tre punti, si scaraventa verso il canestro e… decolla.

vince carter dunk against France

“Air Canada” letteralmente lo scavalca (ricordiamolo, due-metri-e-diciotto). I giornali transalpini la definiranno “le dunk de la mort”, più prosaicamente possiamo definirlo come un gesto tecnico ai limiti del surreale. A distanza di quasi tredici anni, è ancora uno dei filmati di pallacanestro più ricercati su YouTube.

Igor Sikorsky, ingegnere aeronautico americano fondatore dell’omonima azienda produttrice di elicotteri, amava ricordare che “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e continua a volare”. Ecco, a Vince Carter nessuno aveva spiegato che quella cosa lì non era umanamente possibile.

P.S. Devo un ringraziamento a Riccardo per l’idea. Un vero assist!

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