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Miele, l’ultimo romanzo di Ian McEwan

copertina miele Ian McEwan

“Solar” non mi era dispiaciuto: lo avrei paragonato ad una giornata di sole caldo ed opprimente che diventa godibile grazie ad un refolo di aria fresca che asciuga il sudore. È quel soffio rigenerante era costituito dall’ironia che pervadeva il romanzo, abbassando di un paio di gradi la temperatura nei momenti giusti.

“Miele”? Beh, “Miele” è una giornata uggiosa, di autunno che vuol diventare inverno ma non lo è ancora, ed il cielo si fa grigio e pesante mentre aspetti di capire se possa uscire un po’ di luce o se si deciderà a piovere, e l’incertezza ti infastidisce un po’. Ecco, così.

Un po’ deve essere per la protagonista, che non arriva al cuore – anzi, in un paio di occasioni te ne auguri la scomparsa – ed è un aspetto che francamente sorprende per un autore abituato a disegnare personaggi centrati, ricchi, ben definiti. E un po’ deve essere per la trama, che si sviluppa con una lentezza esasperante nel primo terzo del libro (ad altissimo rischio di abbandono) e recupera un po’ con un finale che costituisce la parte migliore del volume ma non gli consente di raggiungere la piena sufficienza.

E curiosamente, il punto in cui il romanzo prende quota è proprio quello che mi ha lasciato più insoddisfatto: Serena, protagonista femminile ed io narrante della vicenda, impiegata di medio livello dei servizi segreti inglesi in piena guerra fredda, incontra Thomas Haley, scrittore brillante ma ancora non affermato. Al racconto dell’incontro fra i due si incrocia così la lettura di alcune produzioni letterarie di Tom, e l’impressione è che il buon McEwan abbia utilizzato novelle e tracce di narrazioni presenti nei suoi cassetti per dare spessore ad una figura che ne ha davvero poco, in una riedizione modulata sulle note della letteratura del celebre “Del maiale non si butta via niente” di contadina memoria. Il risultato finisce per essere zoppicante e relativamente inutile, magari adatto ad una trasposizione televisiva o cinematografica ma certamente distante dall’essere indimenticabile per il lettore.

Attirerò senza alcun dubbio gli strali degli appassionati, ma la mia impressione di semplice lettore è che i tempi di “Espiazione” siano davvero lontani.

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