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In attesa degli Oscar: Recensione di “Argo” il film di Ben Affleck che riempie i cinema da novembre

Infine l’ho visto! E c’è di più, sono contenta fossi troppo piccola per ricordare perfettamente gli eventi. Perché “Argo” oltre ad essere un gran bel film, sicuramente tra i migliori thriller della stagione, si basa su fatti realmente accaduti che molti di noi ricordano dato che accaddero trent’anni or sono (e per una volta è talmente vero che con pochi clic è tutto verificabile).

“Argo” è l’incredibile, americanissima e quasi fantascientifica storia di come la CIA riuscì a rimpatriare da una Teheran infuocata e anti-americana sei impiegati della propria ambasciata, scampati alla famigerata crisi degli ostaggi del 1980, quando i seguaci dell’ayatollah Khomeini assalirono ed occuparono l’ambasciata statunitense in segno di protesta nei confronti del Paese che aveva dato rifugio allo scià Mohammad Reza. Esatto, grazie a filmati e fotografie dell’epoca, questo film è riuscito a ricreare luoghi e situazioni in modo così accurato da dimostrarci la superfluità di world wide web e degli smartphone -all’epoca inesistenti.

Photo Credit: Claire Folger (C) 2012 WARNER BROS. ENTERTAINMENT INC
(C) 2012 WARNER BROS. ENTERTAINMENT INC.

Tony Mendez è l’agente CIA protagonista di una vera e propria avventura che solo la patria di Hollywood poteva concepire e mettere in atto. La “migliore peggiore idea” per riuscire a riportare a casa vivi i sei ricercati più ambiti dell’epoca, fu fingersi i classici figli di una Industry che, come sua consuetudine, in barba alla politica e noncurante della storia, s’era impuntata di girare un film di fantascienza in un luogo “esotico” come la polveriera Iran. Eh, già… una vera follia, ma tant’è che Mendez prima impara l’arte del fare cinema e poi vola a casa del nemico per tentare il tutto per tutto.

Il polivalente Ben Affleck – attore un po’ così, sceneggiatore con un premio Oscar all’attivo e regista al terzo tentativo – ci regala un’opera matura e, complice una fotografia livida, ci tiene sulla corda raccontandoci fatti di cronaca in alcuni momenti con efficace vena ironica. Il regista riesce, infatti, ad amalgamare con equilibrio diversi generi che potrebbero apparire a prima vista antitetici: dramma, azione, thriller, ironia e grottesco vanno a braccetto senza mai farsi lo sgambetto sino alle battute finali.

Photo Credit: CLAIRE FOLGER (C) 2012 WARNER BROS. ENTERTAINMENT INC
(C) 2012 WARNER BROS. ENTERTAINMENT INC.

Fondamentale la scelta del cast, da un lato per la somiglianza da brivido con le persone dietro il personaggio, dall’altro per l’abilità dei prescelti di sembrare gli unici in grado di vestire quei panni. E così ritroviamo John Goodman alias John Chambers (il famoso truccatore che vinse l’Oscar alla fine degli anni ’60 per Il “Pianeta delle Scimmie”) che organizza la messa in scena hollywoodiana con un Alan Arkin tutto pepe in barba alle sue quasi ottanta primavere.

Opera in cui colpisce l’intenso esercizio di equilibrismo e accuratezza che fa funzionare tutto come un orologino svizzero: la curiosità ti assale e tu non respiri più, nonostante con un paio di click ben assestati su Google si possa scoprire l’epilogo. Potere del cinema… Voto: 7. Nulla è lasciato al caso e il coinvolgimento del pubblico è al massimo. Il tentativo di unire la storia alla fiction è riuscito e direi sia una gran rivincita per uno degli attori con maggior numero di ruoli che bonariamente possiamo definire opinabili. Dietro la macchina da presa è tutta un altro Ben e noi tifiamo per il suo film alla prossima notte degli Oscar!

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