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La nuova collana di gialli del Corriere della Sera

By |2016-02-29T23:52:01+00:00febbraio 8, 2013|Lettura, Libri|

Ci sono notizie che sono in grado di far sbavare un appassionato come un cucciolo di labrador. E se sei cresciuto a pane ed Agatha Christie, se consideri Chandler come una tua icona personale e gli scaffali della tua libreria traboccano dei romanzi – in rigoroso ordine di pubblicazione originale – di Simenon, venire a conoscenza di una nuova iniziativa editoriale del Corriere della Sera totalmente dedicata ai gialli non può che farti scodinzolare di felicità, per riprendere la metafora canina.

Perché la cerchia, oramai fortunatamente non più troppo ristretta, degli appassionati di questo genere letterario ha davvero delle reazioni quasi animalesche, ed una notizia tanto succosa non può che essere diffusa (si legga: abbaiata) con grande dispiegamento di energie. Tanto più che il piano editoriale, a cui sono dedicate alcune delle pagine di un sito specifico che consente anche di godersi le prime pagine delle prossime uscite, è decisamente intrigante: non possiamo non apprezzare il fatto che per una volta non ci si sia orientati sulla ennesima pubblicazione dei grandi classici, ma che alla storia della letteratura del mistero ci si sia voluti ispirare scegliendo autori meno noti ma che si rivolgono comunque chiaramente alla tradizione.

Dal 9 febbraio, dunque, ci attenderà in edicola per una durata (auguriamoci prorogabile) di 20 settimane una serie di curati brossurati che ci accompagneranno alla scoperta di trame e protagonisti originali, adatti a chi si approcci per la prima volta alla narrativa gialla così come agli appassionati più coinvolti: si parte con Jefferson Farjeon ed il suo “La casa dei sette cadaveri”, intrigante vicenda che vede protagonista un topo d’appartamento sfortunato nella scelta dell’abitazione da derubare (in casa lo attendono la bellezza di sette corpi pronti per l’obitorio…), e sembra già un appuntamento da non mancare. Seguirà, il 16 febbraio, “L’alibi di Scotland Yard” di Don Betteridge, romanzo che si apre con uno degli incipit più fulminanti e promettenti su cui ci sia capitato di mettere gli occhi ultimamente: “Subito dopo aver ucciso Monckham, andai direttamente a Scotland Yard. Mi sembrava il posto migliore per crearmi un alibi”.

Spazio dunque sugli scaffali di casa, o nella memoria dei vostri tablet, e passaggio obbligatorio in edicola per convincere l’edicolante di fiducia a mettervi da parte i volumi: potrebbe essercene bisogno!

Dici Alfonso e pensi alla sua amata Triestina, alla sua biblioteca (rigorosamente ordinata per case editrici) che cresce a vista d’occhio, alla Moleskine rossa sempre in mano e alla adorata Nikon con la quale cattura scorci di quotidianità, possibilmente tenendo il corpo macchina in bizzarre posizioni, che vengono premiati ma non pensiate di venirlo a sapere. Se non vi risponde al telefono probabilmente ha avuto uno dei tanti imprevisti che riuscirà a tramutare in un esilarante racconto di “Viva la sfiga!”. Perché lui ha ironia da vendere ed un vocabolario che va controcorrente in questo mondo dominato dagli sms e dagli acronimi indecifrabili. Decisamente il più polivalente di tutti noi dato che è… il nostro (e non solo) Blogger senior che con il suo alfonso76.com ha fatto entrare la blog-o-sfera nella nostra quotidianità.

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